Medici di famiglia, il maxi esodo: 14 milioni di pazienti a rischio assistenza

Medici di famiglia, una categoria in estinzione. E, insieme a loro, anche gli ospedalieri. Assistenza ad esaurimento. Una condizione prossima ventura, disegnata, da anni, dagli stessi medici. E diventata, ormai, una realtà raccontata dai numeri. Che non tornano.

Facciamo un salto nel tempo e siamo nel 2023. Quando in 45 mila andranno in pensione, tra quelli che lavorano in corsia (30 mila) e quelli di base (14.908). Se poi andiamo ancora più avanti e arriviamo al 2018 la cifra di coloro che si toglieranno il camice salirà a 80.676. Uno scenario fisiologico se fosse stato programmato il turn over, se fossero già pronte le forze nuove. Se, se. E, invece, questa gigantesca uscita un primo effetto, forse già tra cinque anni, lo avrà: 14 milioni di italiani potrebbero restare senza medico di famiglia. Senza il primo baluardo di assistenza, appunto.

L'ASSISTENZA
Una condizione, in questi termini, non era mai stata prevista. A fare i conti e a mettere le cifre sul tavolo a poche settimane dal voto sono la Federazione medici di medicina generale (Fimmg) e l'Anaao-Assomed il sindacato autonomo degli ospedalieri che, in qualche modo, tentano di svegliare i politici sui problemi concreti del Paese. I partiti che aspirano a governare, accusano nella loro analisi, non si occupano di una questione cruciale: quella del sostegno sanitario territoriale in un Paese dove nascono sempre meno bambini e la popolazione è sempre più anziana.

«Non c'è nessun impegno sulla criticità della mancanza dei medici di base a breve - spiega Silvestro Scotti, segretario nazionale della Fimmg - Chi vuole rottamare questa medicina si faccia, dunque, avanti a viso scoperto. Ci sentiamo, insieme ai cittadini, le vittime di tanta superficiale approssimazione».
L'anno orribile dovrebbe essere il 2022. In dodici mesi se ne andranno quasi quattromila dottori di base tra Sicilia, Lombardia, Campania e Lazio. Le regioni che, oggi sulla carta, sembrano essere quelle che soffriranno di più della trasformazione. E, nelle corsie, la situazione non appare migliore. Entro il 2028 (ma la programmazione tra università e scuole di specializzazione deve, ovviamente, essere fatta ora) verranno a mancare 47.284 ospedalieri. Potranno, davvero, i precari di oggi diventare, formati nel modo corretto, i titolari di domani? Il vice segretario dell'Anaao-Assomed Carlo Palermo scuote la testa e disegna uno scenario senza luce. «L'attuale sistema delle specializzazioni in Medicina - dice - non garantirà sicuramente un numero sufficiente di professionisti per il prossimo futuro. Ad oggi, i posti disponibili nelle scuole sono 6.500 all'anno mentre, secondo le nostre stime, si dovrebbe arrivare almeno a 8.500».

Con carenze particolari soprattutto tra gli anestesisti (una specialità che ormai non lavora solo nelle sale operatorie ma in molti altri servizi come quelli della terapia del dolore), i chirurghi, i cardiologi, i ginecologi, gli ortopedici e i pediatri. Anche se la natalità da noi è in declino.

I CARDIOLOGI
Il problema è sempre nelle tabelle, dunque: alle uscite non corrispondono le assunzioni. In particolare negli ambulatori dei medici di base. Le borse per la formazione messe a disposizione ogni anno non superano le 1.100. Se la programmazione non verrà modificata si conteranno, a breve, tanti studi vuoti. E come sarà possibile ridistribuire i pazienti tra i vari professionisti? Resterà il numero massimo per ogni medico di base? Così come stanno le cose oggi non appare possibile ricostruire il puzzle e arrivare ad una situazione di equilibrio. Se il numero rimarrà costante, ricorda ancora la Fimmg, al 2028 ad essere rimpiazzati saranno non più di 11 mila, mantenendo un saldo negativo a quella data di oltre 22 mila unità. La carenza sarà in tutte le regioni, nessuna rassicurazione in vista.

«Con l'evidente paradosso - aggiunge Costantino Troise segretario del sindacato dei medici dirigenti Anaao-Assomed - per cui se e quando riapriranno i concorsi mancheranno i medici da assumere. Molti saranno scappati all'estero. Per l'Italia si spalancheranno le porte del discount a cielo aperto. Dai Paesi dei Balcani prossimi colleghi locali non aspettano altro che trasferirsi da noi per maggiori guadagni».

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