Omicidio Gambirasio, la superteste: «Ho visto Yara entrare nell'auto di Bossetti»

BERGAMO . Alma Azzolini è una tranquilla signora sessantenne, veste di scuro, ha gli occhiali e i capelli tagliati corti per praticità. Nessuna frivolezza, niente protagonismi. Quando parla al banco dei testimoni a tratti le trema la voce, ma quello che dice è chiaro e preciso: "Nell'estate 2010 nel parcheggio del cimitero di Brembate ho visto un uomo con gli occhi azzurri. Aspettava una ragazza, che avrà avuto 14 anni. Quando è stato arrestato Bossetti mi sono ricordata di questo episodio". Domanda dell'avvocato di parte civile: "Signora, questo soggetto lo vede in questa aula?". Lei non ha dubbi: "Si, è seduto lì in fondo".
 

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OCCHI DI VOLPE
L'uomo che indica è Massima Bossetti, accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio. Alma Azzolini è la supertestimone, l'unica che potrebbe aver visto insieme il carpentiere di Mapello e la ginnasta di Brembate. Ciò che è accaduto quella mattina d'estate di sei anni fa lo ricorda bene e lo racconta alla giuria del processo: "Accompagnavo due volte alla settimana al centro sportivo di Brembate mia figlia, che faceva parte di una squadra di ciclismo. Un giorno parcheggio davanti al cimitero, quando all'ingresso si ferma una macchina". Una station wagon grigia, dice la Azzolini, proprio come il modello dell'auto di famiglia dei Bosetti. "L'uomo mi fissa, poi arriva correndo una ragazza. Indossava una maglietta rosa, aveva i capelli castani, lunghi e mossi". Un'adolescente "come tante", la ricorda la teste, "lui invece mi ha veramente impressionato: aveva degli occhi spiritati, chiarissimi, quasi bianchi. Mi ricordavano quelli di una volpe. Non smetteva di fissarmi, la ragazza mi dava le spalle e lui continuava a guardarmi". Qualche giorno dopo Alma Azzolini va a comprare una bibita al supermercato di Brembate e alla cassa, mentre paga una confezione di birra e delle lamette da barba, rivede lo stesso uomo dagli occhi cerulei. Questa storia le resta impressa e il ricordo riemerge poco alla volta. "Quando Bossetti è stato arrestato guardavo le foto e mi dicevo: questa persona l'ho già vista da qualche parte. Ma non riuscivo a capire diove, nè chi fosse. Poi durante una trasmissione televisivo sul caso di Yara Gambirasio hanno mostrato le immagini dall'alto del parcheggio davanti al cimitero e mi è venuta in mente quella scena".
YARA E BOSSETTI INSIEME
 Capisce anche che la ragazza che ha visto arrivare trafelata era Yara. "Alta circa un metro e sessanta, snella, con l'apparecchio per i denti. Quando è salita sulla macchinaa stava sorridendo, ma quando mi ha visto il sorriso si è spento. Era imbarazzata, aveva le guance rosse". Quando Alma Azzolini riesce a ricomporre il puzzle della memoria e a dare un nome ai protagonisti di quell'appuntamento davanti al cimitero ormai sono passati cinque anni, non sa se raccontare tutto a chi sta indagando. Ne parla con un carabiniere vicino di casa e il 24 novembre 2014 viene convocata in caserma dove traduce in un verbale la scena che ha visto davanti al cimitero. E ora lo ripete in aula, dove vengono cristallizzate le prove. Massimo Bossetti, seduto accanto ai suoi avvocati, non perde una parola e non abbassa lo sguardo nemmeno per un momento. Continua a guardarla con i suoi occhi azzurri di ghiaccio, ogni tanto gli sfugge un sorriso. La supertestimone Azzolini non sa dire in che giorno, tra agosto e settembre 2010, ha incrociato la coppia, secondo i suoi difensori l'unica data possibile sarebbe il 9 settembre: "Abbiamo le ricevute che provano come, nei martedì e giovedì precedenti, Bossetti abbia pranzato lontano da Brembate". Quanto al 9 settembre, Alma Azzolini ricorda una bella gionata di sole, mentre gli avvocati dicono che il tempo era brutto: "Il giorno dunque non era quello, le persone incontrate dalla testimone non erano Bossetti e Yara". Ora tocca a Marita Comi, moglie del muratore, raccontare dei rapporti del marito, la loro vita familiare, le abitudini del carpentiere e i suoi spostamenti. Intanto davanti alla giuria si è seduto, coperto da un paravento, il collaboratore di giustizia R.L. Il quale è stato avvicinato da Loredano Busatta, detenuto con Massimo Bossetti nel carcere di via Gleno a Bergamo, per suggerirgli di avvalorare davanti ai magistrati ciò che il muratore di Mapello gli avrebbe raccontato sulle proprie responsabilità per l'omicidio di Yara Gambirasio. Il collaboratore disse decisamente no, perché da Bossetti non aveva sentito nulla di questo e perché "una persona seria queste cose non le fa".

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