Luiss, alla Business School il corso per manager di famiglia

l dilemma della governance è un argomento ricorrente nel capitalismo familiare italiano. Anche perché la scelta degli equilibri nel management continua a essere un passaggio cruciale nelle imprese familiari. Una scelta che può rappresentare lo spartiacque tra le aziende che sanno dosare investimenti e innovazione con l’occhio rivolto all’estero e quelle che, invece, prima o poi devono cedere il controllo alla multinazionale di turno. Perché le crisi, che sempre seguono i periodi di crescita, non consentono tentennamenti nelle transizioni generazionali così come nell’apertura verso nuovi mercati.

LE IMPRESE
Gli italiani devono perciò essere grati alle oltre 740 mila imprese con dna familiare e che rappresentano l’85% del tessuto produttivo nazionale mentre numericamente valgono il 60% del mercato azionario. E’ infatti il capitalismo di matrice famigliare che ha salvato il Paese dai colpi più duri della crisi. Una circostanza peraltro comune a gran parte dell’Europa, sebbene in Italia il fenomeno sia assai più radicato essendo le aziende di famiglia più concentrate su una crescita di lungo periodo. Inoltre, secondo una ricerca di Credit Suisse, esse sanno meglio sfruttare il forte legame con il territorio e, dunque, sono più redditizie, generano più liquidità e sono anche le meno indebitate. Secondo l’ultima fotografia scattata dall’indagine annuale sulle medie imprese industriali italiane realizzata da Mediobanca-Unioncamere, le realtà familiari di media dimensione hanno rafforzato negli ultimi 20 anni il proprio peso nella manifattura.

Tra il 1996 e il 2015 hanno raddoppiato il fatturato (oggi vale il 18,5% del segmento rispetto al 14,5%) e il valore aggiunto (18% contro 12%), registrando un incremento del 30% della forza lavoro e del 10% dell’export (dal 33% al 43%). Se si guarda poi all’ultimo decennio, la crescita del fatturato è stata più del triplo (+25%) di quella accumulata dalla manifattura di media e grande dimensione. Merito anche dell’accresciuto presidio sui mercati esteri e della spinta verso “open innovation” e investimenti in tecnologie green.

La sfida dei prossimi anni non è di poco conto però, se come sostiene la stessa indagine Mediobanca il 45% delle medie aziende in questione sono alle prese con il passaggio generazionale. Gestire al meglio questo appuntamento può fare la differenza. Ecco perché la Business School dell’università Luiss ha deciso di lanciare un corso di «Family business management».

Un percorso capace di fornire tutti gli strumenti necessari per affrontare i capitoli più delicati nella vita delle aziende familiari: dalla strategia alla gestione, dal passaggio generazionale alla managerializzazione fino all’individuazione delle opportunità di crescita anche attraverso operazioni straordinarie.

L’OBIETTIVO
Tutto con un obiettivo preciso: proporre soluzioni strategiche che bilancino le esigenze innovative in coerenza con la tradizione. Muovendosi con grande attenzione soprattutto verso le imprese del Centro-Sud. «Il tessuto industriale familiare è particolarmente sviluppato al Centro-Sud - precisa Fabio Corsico, direttore delle relazioni esterne e public affairs e sviluppo del Gruppo Caltagirone, ideatore e direttore del nuovo corso - ecco perchè questa inedita proposta formativa è diretta soprattutto a loro».

I destinatari hanno mediamente tre profili: «Figli di imprenditori che intendono occuparsi dell’azienda di famiglia, manager che aspirano a guidare quel tipo di impresa, professionisti delle gestioni patrimoniali con un approccio spiccato alla gestione del risparmio familiare», aggiunge Corsico che ha ideato l’iniziativa dopo averne parlato con il rettore della Luiss, Paola Severino, e il presidente dell’ateneo, Emma Marcegaglia. Corsico è peraltro tra quanti meglio conoscono il capitalismo famigliare italiano avendo scritto, insieme a Bernardo Bertoldi, docente di Family Business Strategy presso l’Università di Torino e da febbraio anche alla Business School Luiss, il volume «Manager di famiglia, come vengono scelti e hanno successo nel capitalismo familiare», da cui ha preso spunto il corso organizzato dalla Business School diretta da Paolo Boccardelli.

IL POOL IN CATTEDRA
L’advisory board del progetto è presieduto da Gian Maria Gros-Pietro, economista e presidente di Intesa Sanpaolo. Nel board siedono anche il presidente di Bnl, Luigi Abete, il numero uno di Confindutria, Vincenzo Boccia, l’ad del Messaggero, Azzurra Caltagirone, il presidente di Cdp, Claudio Costamagna, il presidente del corporate e investimenti banking di Citi, Luigi de Vecchi, l’avvocato Franco Gianni, l’ad di Credit Suisse Italia, Federico Imbert, il presidente della Luiss, Marcegaglia, l’ad di Mps, Marco Morelli, il ceo di Edizione Holding, Marco Patuano, Lorenzo Pelliccioli del gruppo De Agostini, il vicepresidente di Tim, Giuseppe Recchi, il presidente di Sigaro Toscano, Aurelio Regina, l’imprenditore Pietro Salini e Maurizio Villa, managing director di Korn Ferry.

Da sottolineare che una parte non modesta del pool di docenti è formato da milanesi, in un momento in cui troppo spesso si registrando spostamenti aziendali dalla Capitale verso Milano. Con Villa, Gianni, de Vecchi e Bertoldi saliranno in cattedra anche Roberto Italia, ceo di Space3 e presidente di Avio; quindi Marcella Panucci, dg di Confindustria, Raffaele Oriani, docente di corporate finance alla Luiss, Luise Tingstrom, partner di FinElk, e Anna Zanardi Cappon, consulente di coaching per grandi multinazionali tra cui Generali. Il corso è riservato a 25 studenti, che saranno sui banchi da febbraio per otto settimane. 


Materie, docenti, durata delle lezioni Ecco tutto quello che bisogna sapere
I 25 partecipanti al corso di Family Business Management promosso dalla Luiss frequenteranno 8 moduli organizzati in weekend alterni, per 6 mesi. Le selezioni sono ancora aperte e il percorso inizierà il 16 febbraio. Si passerà attraverso l’analisi di case history, business game ed eventi di knowledge sharing nei quali gli allievi assisteranno alle testimonianze dei principali attori delle imprese familiari. Il modulo “Introduzione al Family Business” sarà curato da Fabio Corsico. Seguirà ”Economia e gestione delle imprese familiari” di Bernardo Bertoldi. Del modulo “Governance e impresa familiare” si occuperanno Marcella Panucci e Franco Gianni. Il dossier “Finanza” sarà invece a cura di Luigi de Vecchi e Raffele Oriani. Il modulo sul “Passaggio generazionale” sarà seguito da Maurizia Villa. E via così.

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