La rocca non c'entra con il Giubileo

Le leggende, si sa, sono dure a morire. Una tra le più imperiture riguarda i ruderi di un castello, quasi sopra il Tevere, dove un tempo era la città di Fidene: una delle prime nemiche sconfitte da Roma. S'è sempre detto che Castel Giubileo derivasse il nome dal primo solenne evento del genere celebrato dalla Chiesa di Roma, quello del 1300: qualcuno afferma che l'abbia costruito proprio Bonifacio VIII Caetani per celebrare la solennità da lui indetta. Altri, che l'abbia acquistato con i quattrini incassati proprio con il primo Anno Santo. Invece no: più semplicemente, apparteneva alla famiglia Giubilei. E la Chiesa non c'entra affatto. L'antica Fidene, o Fidenae, era un luogo strategico: controllava i traffici tra Roma e i territori degli Etruschi e dei Sabini: tra la Nomentana e la Salaria, che ancora non esistevano; terreni fertili perché prossimi al Tevere. Tanto che Romolo stesso le fa guerra (o viceversa: non si è mai capito), e la vince. Per Plutarco, il primo re di Roma non distrugge la città, ma vi insedia 2.500 coloni e la sottomette.

PASCOLI E GUERRE
Qui, appunto, sorge la rocca, con tanto terreno attorno. Nel 1371, Puccio Giubilei l'affitta da Giovanni Bavoso, per sei fiorini d'oro, un castrato e cento pezze di cacio; e vi fa pascolare le proprie pecore. Prima, apparteneva al monastero di San Ciriaco. Puccio (o Buccio) è perfino acclamato tribuno dai romani: precedeva Cola di Rienzo: nel 1354, va da Stefano Colonna per ordinargli di sottomettersi; e questi arresta i due ambasciatori; poi, ne libera uno, ma con un riscatto di quattromila fiorini d'oro. La posizione del maniero resta cruciale ai fini bellici, così rilevata e alle porte dell'Urbe. Tanto che nel 1406 è teatro di uno scontro tra il re di Napoli, Ladislao il Magnanimo, e Paolo Orsini: sotto il papato di Gregorio XII Correr, con il pretesto di difenderlo dalle rivolte dei romani, le truppe del primo occupano la città; e Orsini attacca la rocca con le artiglierie.

SACCHEGGI E GARIBALDI
Ma le disavventure non sono finite. Nel 1483, il cardinale Girolamo della Rovere affitta il casale dal Capitolo di San Pietro. E l'anno dopo, alla morte dello zio Sisto V, per rancore (postumo) verso di lui, alcuni trasteverini, vendetta trasversale, se la prendono con il nipote e la tenuta: saccheggiata di cento vacche e altrettante capre, più maiali, asini, galline, oche, formaggio e vino. Simili ruberie si ripetono, tanto che il castello è del tutto abbandonato. A metà Ottocento, serve a scopi agricoli. Di allora, resta anche una lapide. L'Italia è disseminata di targhe in cui si dice che «qui Garibaldi dormì»: fossero tutte vere, forse non faceva molto d'altro. Qui, invece, dorme davvero. Nell'ottobre 1867, trascorre giorni nell'ex maniero e a Villa Spada, che gli è attigua, avanzando verso Roma con i suoi volontari, e vanamente sperando che il popolo romano insorga. Fino al 3 novembre: la sconfitta, a Mentana, dei suoi tremila uomini, da parte del generale Hermann Kanzler, che conduceva l'esercito pontificio, e dei suoi zuavi. Una lapide commemora il soggiorno garibaldino. Tra alti casoni sullo sfondo, silos e antiche rimesse non più in uso, tetti in disarmo, e in mezzo a una borgata.

INCIDENTE
Ma un'altra volta ancora Castel Giubileo sale agli onori della cronaca: per un grave incidente ferroviario. Era la notte tra il 12 e 13 agosto 1900; a Roma, si erano appena svolti i funerali di re Umberto I, ucciso dall'anarchico Gaetano Bresci, a Monza. Le delegazioni straniere tornavano a casa: alcune su un direttissimo per Firenze. Che però tampona un accelerato, bloccato da un'avaria ai freni; 17 morti, decine di feriti. Il granduca Pietro di Russia dà a un tenente degli alpini, a bordo del treno investito, un messaggio per il nuovo re, Vittorio Emanuele III: «Siamo sani e salvi». Il monarca e la regina Elena accorrono sul posto; c'era anche la sorella di lei, Milica. Assai dopo, nel 1953, arriverà la centrale idroelettrica sul Tevere; e ancor dopo, il Grande Raccordo e la pista ciclabile, con i resti della Fornace Mariani. Ma con quel castello, il Giubileo non c'entra affatto.

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