Nostalgia degli anni '70? Robe di Kappa impazza tra i Millennials. Ed è caccia alla ragazza che posò 50 anni fa

Sarà merito dell’amore per il vintage e di qualche influencer, ma le ragioni della moda a volte sono strane. E’ bastato che Kendall Jenner indossasse un vecchio capo scovato in qualche mercatino, affinché il marchio Kappa in un anno diventasse un vero cult. Nostalgia degli anni ‘70? Neanche troppo, se ad amare così tanto quegli “omini seduti” sono proprio i giovani.

Schiena contro schiena, ripresi in controluce, i due giovani modelli, lui e lei, cinquant'anni fa venivano scelti come logo di un marchio italiano di abbigliamento sportivo destinato a diventare uno tra i più famosi nel mondo.
Ora più che mai quel logo fa parlare di sé.
A colpi di idee, strategie di marketing, collaborazioni d’autore, le Robe di Kappa sono diventate una mania che spopola sui social. Tant’è che l’imprenditore Marco Boglione per festeggiare mezzo secolo di brand si è messo alla ricerca dei due ragazzi (oggi nonni) che nel 1968 posarono per uno shooting fotografico.

Ritrovarli però non è stata impresa facile. Lui, Renzo Ricciardi, è stato rintracciato: è un pensionato di 68 anni che vive a Santa Teresa di Gallura in Sardegna. Della modella invece ancora non c'è traccia: l’agenzia che ingaggiò i ragazzi è ormai chiusa, e quindi Boglioni ha chiesto aiuto al passaparola sui social. Anche questa una trovata, chissà?
 
Storico brand legato allo sport e al casual, lanciato nel ‘68 dall’intuizione di Maurizio Vitale (proprietario del maglificio) che seguì l’ondata della moda militare in concomitanza della Guerra in Vietnam, e dal lavoro instancabile del suo amico e imprenditore Marco Boglione che nel 1995 ha riacquisito “per rilanciarlo” il Maglificio Calzificio Torinese, Kappa è diventato uno tra i marchi più richiesti e venduti. Boglione ci ha visto lungo, secondo lui “i Millennials cercano autenticità e storie vere”.

Ad ogni modo in pieno '68 i due giovani erano diventati un simbolo ed oggi lo sono ancora di più: tutti i ragazzi vogliono indossare quel logo. Sono state le collaborazioni con grandi nomi a dare ancora più lustro al brand: Marcelo Burlon, Faith Connexion, Opening Ceremony. Per primo ci ha creduto, nel 2016, lo stilista russo Gosha Rubchinskij, famoso per aver rivoluzionato gli standard dello streetwear e in quel momento menswear guest designer per la 90esima edizione di Pitti Uomo.

Così le canotte, le t-shirt, le felpe e le tute create negli anni ‘80 per diverse federazioni sportive e club calcistici come la Juventus o ancora più prestigiosa per la nazionale americana di atletica sono state reinterpretate e la “banda” - la striscia decorata con il logo ripetuto - da vintage è diventata moda del momento. Nel 1984 Carl Lewis “il figlio del vento” vinse quattro ori alle Olimpiadi indossando la canotta rossa con sulla spalla sinistra il logo dei due omini seduti schiena contro schiena, dando al marchio eterna credibilità. Ma in quegli anni non era certamente così cool. Per capire la potenza di questo marchio, anche in termini tecnici, basta pensare all’accordo di sponsorizzazione con la Federazione Italiana Sport Invernali prorogata fino al 2022, per 14 diverse discipline. Dopo Sochi 2014 e Pyongyang quest’anno, i nostri atleti saranno logati Kappa anche per le Olimpiadi Invernali di Pechino.


  

Leggi l'articolo completo su Il Messaggero
Outbrain
Migranti, nuovo scontro con Parigi Macron: «In Italia nessuna crisi» Salvini: «Arrogante, tu li respingi»
Guardia costiera italiana alle Ong davanti alla Libia: «Non chiamateci» Cargo con migranti vicino Pozzallo
Di Maio: «Capisco i timori di Tria ma il reddito di cittadinanza è la priorità»
Roma, scooter contro auto: muore 36enne, non aveva il casco Sott'accusa ancora le radici
Lo chef Narducci e l'amica uccisi a Roma, la polizia cerca testimoni