Marmolada, decisa chiusura totale del massiccio Grazie ai droni trovati resti e abiti dei dispersi Foto I dispersi scendono a 8, identificato un ferito

Le ultime notizie sulla tragedia

Marmolada, ripartono le ricerche dei 13 dispersi «Nessuna speranza di trovare superstiti»
Li stanno cercando, quei 5 dispersi (tutti di nazionalità italiana) sulla Marmolada, con la certezza di non trovarli in vita. Ma per adesso quegli escursionisti li...

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Li stanno cercando, quei 5 dispersi (tutti di nazionalità italiana) sulla Marmolada, con la certezza di non trovarli in vita. Ma per adesso quegli escursionisti li cercheranno solo con droni ed elicotteri, anche perché non c'è alcuna speranza di sopravvivenza per chi è stato travolto da migliaia di tonnellate di ghiaccio e rocce domenica alle 13.45. Le ricerche sono partite alle 8.30 dopo che ieri il maltempo e le condizioni del ghiacciaio hanno di fatto impedito le operazioni. A Canazei, su tavoli del centro di coordinamento delle ricerche, i nomi e le foto dei dispersi che ancora non si è inserito nell'elenco delle vittime: 7, di cui tre italiane. Al parcheggio del lago Fedaia, a 2.200 metri dove il sole già picchia, ci sono ancora le auto di quei 13 escursionisti. I droni, quattro, saranno portati in quota dagli elicotteri che poi si alzeranno da almeno 500 metri per non disturbare le ricognizioni dei piccoli velivoli.

Per ora, a parte le primissime ore successive alla tragedia, ci si è affidati a droni ed elicotteri anche dotati di termocamere o di apparecchiature in grado di intercettare i segnali dei cellulari, ma senza alcun esito. E anche oggi sarà così perché non vale la pena rischiare la vita degli uomini del soccorso alpino su quei pendii instabili ed esposti a nuovi crolli che si sono registrati anche ieri mentre infuriavano i temporali. Solo se si avvisterà qualche elemento: un caschetto, uno zaino, un giacca a vento colorata, verranno portate in quota a, 2800 metri, le squadre.    

Nessuno dei dispersi o delle vittime, comprese le guide (ne sono morte due), aveva con sé l'Arva, il segnalatore della posizione che viene usato in inverno quando il pericolo di valanghe è costante. In alcune località è obbligatorio. Ma in luglio, all'inizio di luglio, sulla Marmolada, chi mai avrebbe sentito l'esigenza di sfruttare questa tecnologia? Proprio nessuno.

Riconosciuta la quarta vittima

La quarta vittima del disastro in Marmolada ufficialmente riconosciuta è Liliana Bertoldi, 54 anni, di Levico (Trento). Conosciuta in tutto il Trentino, lavorava come ambulante con un furgone per la vendita di polli allo spiedo. La Procura di Trento conferirà ufficialmente al Ris di Parma l'incarico dell'analisi del Dna sui resti delle vittime.

Dimesso dalla rianimazione uno dei feriti

Il trentino di 33 anni anni travolto dalla slavina sulla Marmolada e ricoverato in rianimazione a Trento dopo essere stato operato a Bolzano, è stato trasferito oggi in reparto: non è più, dunque, in pericolo di vita. Rimane invece in terapia intensiva l'altra ferita, una donna di 30 anni.

Trovati capi di abbigliamento

Alcuni indumenti, non si sa se riconducibili alle vittime del disastro della Marmolada o a reperti precedenti, sono stati individuati stamani nel corso delle ispezioni con droni in corso nella zona del disastro. Lo ha riferito ai giornalisti Fausto Zambelli, assistente di volo del nucleo elicotteri della Provincia di Trento. Zambelli ha riferito inoltre che «si vedrà ora se e come recuperare questi reperti, e se questo significhi che vi sono delle vittime o se appartengono a escursioni storiche precedenti».

Escursionisti imprudenti e fuorilegge

Sembra impossibile ma la tragedia non ferma gli escursionisti sulla Marmolada: c'è chi ieri ma anche stamattina ha imboccato i sentieri per salire, ma farlo «è pericoloso» dicono i soccorritori, ricordando che esiste l'ordinanza del sindaco di Canazei Giovanni Bernard con cui si indica che la Marmolada «è chiusa». Proprio per stabilire i 'confinì del divieto e prevedere eventualmente un controllo dei principali 'ingressi' alla montagna - dopo la valanga di domenica in cui sono morte sette persone - è un corso una riunione dei soccorritori e del primo cittadino alla sede del Cnsas.

Identificato un ferito in gravi condizioni

Ha finalmente un nome uno degli otto feriti nel disastro della Marmolada ricoverato da domenica all'ospedale di Treviso. Secondo quanto apprende l'ANSA da fonti sanitarie, si tratta di un giovane di 30 anni, originario del Trentino. Si trova tuttora in prognosi riservata. I medici del Cà Foncello avevano accertato al momento del ricovero un importante edema cerebrale e lesioni agli organi interni. Il giovane, in stato di incoscienza, era stato trovato senza alcun documento.

Chiusura totale del ghiacciaio

La Marmolada sarà off limits in seguito ad un'ordinanza di chiusura da parte del sindaco di Canazei Giovanni Bernard. Il provvedimento, che ha al momento una durata indefinita, segue l'ordinanza di chiusura parziale di domenica ed è ritenuto necessario per operare in sicurezza e allontanare curiosi dall'aria del disastro.

Le ricerche con i cani

Solo domani o giovedì il Soccorso alpino tenterà l'ispezione del ghiacciaio della Marmolada con specialisti e cani addestrati. Il presidente Maurizio Dell'Antonio. «La cosa che vorrei fare - ha precisato Dell'Antonio - guardando bene il tempo ma anche le temperature dei prossimi giorni, è un intervento congiunto con tutte le forze che abbiamo in campo: fare dal limite del ghiacciaio in giù un intervento anche con con l'utilizzo dei cani, per vedere se se riusciamo a trovare qualcosa che con i droni è impossibile scovare». Secondo Dell'Antonio in zona dovranno agire «al massimo quindici persone, divise in due; una farà un ramo della valanga e una farà l'altro, con il Col del Bois in mezzo, e metteremo una serie di vedette. Ci saranno tutte le vie di fuga se ci fosse necessario per qualche piccolo crollo, con il massimo attenzionamento. Insomma tutti saranno ben informati di quello che devono fare e prendiamo le persone migliori. Ovviamente dovrò confrontarmi anche con il Capo della Protezione civile e con gli altri a capo delle Forze Armate forze di polizia presenti», ha concluso.​

I radar

A monitorare i movimenti del ghiacciaio della Marmolada saranno due radar: «uno per captare i movimenti rapidi tipici delle valanghe, un altro invece per sorvegliare quelli più lenti tipici delle frane». A installarli alcuni tecnici tra cui Nicola Casagli, professore di Geologia applicata all'Università di Firenze e al servizio della Protezione civile in caso di grandi disastri. Saranno messi all'altezza del rifugio della Marmolada e serviranno a monitorare lo spostamento del ghiacciaio che «inevitabilmente» - spiega il professore all'Adnkronos - continuerà a franare, vista la pendenza del ghiaccio rimasto 'sospeso dopo il crollo: «nella migliore delle ipotesi cederà a piccoli blocchi, altrimenti in grandi masse». Un crollo che, sicuramente, è legato alle «temperature anomale», conclude Casagli.

 

Il video del ghiacciaio della Marmolada il giorno prima della tragedia (Commissione glaciologica Sat)


Il post: «Proprio ieri pomeriggio (2 luglio, ndr) eravamo sopra la zona del crollo con il Soccorso Alpino e Speleologico Veneto - Cnsas. In Punta Rocca come in tutta la Marmolada ci sono temperature alte da parecchi giorni. Dopo i primi giorni freddi di maggio, dal 10 maggio ad oggi i giorni la cui temperatura media dell'aria tra giorno e notte è andata sotto lo zero sono circa 5-6. Nelle ultime settimane lo zero termico ha ondeggiato tra i 4500 ed i 4900 metri sottoponendo le montagne e le masse glaciali a forti stress termici. Già ieri erano evidenti i classici fenomeni di ruscellamento a causa della fusione. Non conosciamo le dinamiche del crollo. Spesso le acque di fusione penetrano in profondità nel ghiacciaio e facilitano anche il movimento del ghiacciaio verso valle.
L'acqua di fusione ha una temperatura maggiore a zero gradi e una volta che si infila nei crepacci o negli inghiottitoi porta temperatura maggiore nella profondità del ghiaccio aumentando la fusione anche nelle zone più fredde o nelle zone di contatto ghiaccio roccia. La gravità purtroppo fa il resto. I seracchi sono un evoluzione di crepacci e movimento del ghiacciaio, tendono a crollare. Dalle immagini allegate di ieri pomeriggio so vede la zona del distacco, purtroppo un fenomeno cosi intenso e tragico non era facilmente prevedibile.
 

 

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Le vittime e i dispersi

Sette le salme ospitate allo stadio del ghiaccio, fra cui quelle dei vicentini Filippo Bari di Malo, Paolo Dani di Valdagno e Tommaso Carollo di Thiene, il quale si trovava con Alessandra De Camilli, rimasta ferita come Riccardo Franchin di Barbarano Mossano, due degli 8 alpinisti ricoverati negli ospedali di Trento, Bolzano, Belluno, Feltre e Treviso, con un paio di casi definiti gravi. Fra i 13 dispersi i veneti Davide Miotti ed Erika Campagnaro (marito e moglie originari di Cittadella e residenti a Tezze sul Brenta), il trevigiano Gianmarco Gallina di Montebelluna con la fidanzata vicentina Emanuela Piran di Bassano del Grappa, gli altri vicentini Niccolò Zavatta di Barbarano Mossano e Luca (ne è trapelato solo il cognome) di Thiene, a cui va aggiunta la segnalazione di un bellunese di nome Valentino residente ad Agordo. Mancano all’appello anche tre cechi, mentre un austriaco è stato rintracciato, alla pari di altri quattro alpinisti: tutti e cinque hanno fatto sapere di essere scampati alla tragedia.

 

 

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