«Corea del Nord ha prelevato a Roma figlia dell'ambasciatore "scomparso"». Farnesina: «Rimpatrio volontario»

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C'è un nuovo e misterioso sviluppo nella vicenda dell'ex ambasciatore nordcoreano in Italia, Jo Song-gil, scomparso a novembre dopo aver disertato. Si sono perse le tracce anche della figlia, ma non è chiaro se sia stata riportata con la forza a Pyongyang dagli 007 di Kim Jong-un oppure se sia rientrata volontariamente.

​Ce n'è abbastanza, comunque, per creare fibrillazione a Roma nella maggioranza di governo: il M5S ha parlato di «fatti gravi», chiedendo al ministro dell'Interno Matteo Salvini di riferire in Parlamento. Tutto è nato dalle rivelazioni di un altro diplomatico nordcoreano dissidente, Thae Yong-ho, rifugiato a Seul.

Thae, ex numero due dell'ambasciata del Nord a Londra, ha affermato che la figlia di Jo era stata riportata in patria a novembre, durante un blitz a Roma degli agenti del regime di Pyongyang per rintracciare il padre, diplomatico reggente della sede in Italia, sparito con la moglie pochi giorni prima della scadenza del suo mandato. Stando a questa versione la giovane, una studentessa 17enne, sarebbe stata costretta a rientrare poco prima di riuscire a riunirsi con i genitori.

Una rivelazione che non trova altre conferme. Quel che è certo è soltanto che Thae era tra le figure di maggior peso nella nomenclatura del Nord ad aver optato per la diserzione. Per Pyongyang, invece, le cose sono andate diversamente: Jo e la moglie hanno lasciato l'ambasciata di Roma il 10 novembre e la figlia è rientrata di sua volontà 4 giorni dopo, perché aveva chiesto di stare con i nonni. O almeno questo è quanto la sede diplomatica nordcoreana di Roma ha comunicato, ma a cose fatte, alla Farnesina, ossia il 5 dicembre, come riferito dallo stesso ministero degli Esteri, che ha precisato di non avere altre informazioni.

Di certo per fare chiarezza su quei 20 giorni di novembre mancano ancora diversi tasselli. Si sa però che in campo è entrata anche l'intelligence italiana, come conferma l'interessamento del Copasir che si è attivato da tempo e segue con attenzione la vicenda. Stando a quanto trapela da ambienti di sicurezza, sia l'ambasciatore Jo sia la moglie, una volta stabilito il 'contattò con i nostri 007, sono stati messi a conoscenza dei rischi che poteva correre la ragazza alla luce delle loro scelte. Questo però non ha cambiato la loro volontà di disertare e i due si troverebbero tutt'ora sotto la protezione dell'intelligence, anche se non è chiaro se in Italia o in un altro paese.

Le stesse fonti, inoltre, non escludono che la 'protezionè offerta per il momento dall'Italia possa essere un'iniziativa concordata con altri paesi occidentali. Secondo l'ex senatore di Forza Italia e conoscitore di questioni nordcoreane, Antonio Razzi, il diplomatico e la moglie «hanno lasciato la figlia in ambasciata perché è disabile». Così i responsabili della sede diplomatica coreana «l'hanno accompagnata all'aeroporto per rimandarla a Pyongyang dai nonni», ha aggiunto Razzi, puntualizzando che la ragazza era «felicissima» di rientrare. Quindi, nessun rientro forzato.

Tuttavia, l'ombra di un possibile blitz degli agenti segreti di Kim in territorio italiano ha già messo in allarme i 5 Stelle, con il rischio che si apra un nuovo fronte nei fragili equilibri di governo con la Lega. «La storia di Jo Song-gil e di sua figlia, rapita dall'intelligence nordcoreana in Italia, se confermata, sarebbe un caso di una gravità inaudita e chi ha responsabilità pagherà», ha avvertito il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano. Evocando un nuovo caso Shalabayeva, la moglie di un dissidente kazako rimpatriata dal suolo italiano tra mille polemiche. Altri deputati pentastellati, a partire dalla vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni, hanno chiesto al ministro Salvini di «chiarire in aula quanto prima». Così come l'opposizione, dal Pd a Leu, da Forza Italia a Fratelli d'Italia.

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