Dopo l'estate dei roghi c'è bisogno di soluzioni

Restiamo immersi, ormai da settimane, nell'emergenza incendi. I bollettini quotidiani restituiscono l'immagine di un disastro ecologico ed economico di proporzioni mai viste. Complici degli incendiari il vento africano arroventato e la permanente siccità. Gli antagonisti della muraglia di fuoco, da terra e dal cielo, pompieri, protezione civile, polizia e carabinieri mostrano quanto sia larga la forbice tra chi dà fuoco e chi cerca di spegnerlo.

Agosto è ancora lungo e tutto fa temere che la situazione segnerà altre emergenze. Questi scenari si ripetono, con maggiore o minore gravità, ogni anno, senza che l'inverno serva a mettere in atto un piano generale di prevenzione, con l'utilizzo delle molte tecnologie disponibili. A sorvegliare la pineta di Castelfusano, ferita a morte dagli ultimi assalti, era stata installata dalla giunta Rutelli una rete di controlli video, avvisatori termici e di fumo, sentinelle nei punti strategici: il tempo, il disimpegno e l'incuria, hanno cancellato tutti i presidi.

Il calcolo dei danni a stagione dei fuochi conclusa fornirà cifre da capogiro. E s'imporrà di nuovo l'esigenza di pensare a combattere un nemico spesso identificato nei responsabili e nelle cause, ma certamente non invincibile.
Deve nascere una fortissima pressione di tutti affinché il tempo tra una stagione dei fuochi e l'altra non sia di attesa passiva ma occasione per mettere in campo una strategia complessiva. Prima che il fuoco e i criminali che lo diffondono siano di nuovo all'attacco. Un tavolo di esperti per prevenire gli incendi, prima che il fuoco, chissà, bruci anche quello.

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