Il lavoro del futuro? Al centro di tutto ci sarà il fattore umano

Come gestire carriere sempre più lunghe in azienda? Come formare la workforce? Come gestire competenze con brevi cicli di vita? Come mantenere ingaggiati i dipendenti? Sono alcune delle domande dell'incontro “FUTURE HR: from best practice to next practice”, tenutosi in Unilever e in cui si sono confrontati Gianranco Chimirri di Unilever, Adrien Desboudard di GE, Renata Duretti di Ikea e Angelica Valati di Google.

Davanti a loro una platea di responsabili aziendali e delle risorse umane, che affrontano la sfida della rivoluzione digitale nei processi di selezione delle figure professionali per le aziende.

L'introduzione, affidata a Valentina Mirra di Deloitte, è servita per tracciare un panorama sul mondo delle risorse umane, specie nel loro rapporto con la transizione nel digitale, in cui è emerso che la maggior parte dei Ceo è dubbioso sulla capacità dei propri H&R di affrontare la sfida della digitalizzazione, mentre ritiene sempre più necessario adattare le tecnologie alle necessità aziendali, come robotic process automation, cognitive, AI, analytics e altro. «Il cambiamento non è più lineare – dice Gianluca Chimirri, HR & Comms country director - si è evoluto in maniera esponenziale, si manifesta in maniera improvvisa ed estrema», prima di soffermarsi su come il passaggio all'era tecnologica abbia stravolto le prospettive aziendali, di gestione della leadership e di rapporto gerarchico con i dipendenti, illustrando come l'approccio alle competenze sia di apertura, di andare all'esterno e di portare dentro: «È altra metà del mercato del lavoro, quello fatto da competenze che non vogliono lavorare nelle organizzazioni. Ci sono free lance, contractors, startup, i crowd, talenti dietro alle piattaforme, sempre connessi, disponibili a lavorare e darti idee, creare innovazione, aumentando il set di competenze. Questo è il futuro dell'HR».

Dalla visione del futuro di Chimirri a quella del presente degli altri tre relatori, i quali hanno portato la loro visione del rapporto con la workforce, legato alle tipicità dell'azienda che rappresentano. Così Renata Maria Duretti di Ikea spiega come per l'azienda svedese sia fondamentale la soddisfazione dei dipendenti, che cerca di mantenere più ingaggiati possibile, coinvolgendoli in attività interne e momenti di interazione. Google, come racconta Angelica Valati, è riconosciuto tra i posti migliori dove andare a lavorare, ma è anche quello dove più si vive in una costante tensione creativa, con il 20% del worktime da dedicare a progetti personali, dai quali possono nascere autentiche rivoluzioni, come Gmail. Mentre Adrien Desboudard ha parlato di come GE sta rivoluzionando il suo modo di collaborare con i propri dipendenti.

Il fattore umano, come è emerso al termine dell'incontro, sarà sempre più fondamentale in una società sempre più tecnologica. Ecco perché i dipendenti saranno centrali per il futuro delle aziende.

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