Fantozzi e il dovere dei cittadini romani

“Il voto mio non lo avrà 
mai nessuno di loro”.
@Andi_Roma

Che esagerato, Andi. Anche perché, al di là del merito dei candidati e dei partiti, vivere in pieno la giornata del voto nella Capitale è sempre stata una bella esperienza. Si fa comunità. Ci si rilassa passeggiando fino al seggio. Si ammira la bellezza della città, che nella giornata del voto rifulge di più perché si ha come la sensazione che se si vota il partito o il politico sbagliato quella bellezza può averne a soffrire. Inutile ripetere poi, con Giorgio Gaber, che “libertà è partecipazione” (e non “star sopra a un albero” o restare a casa o sacramentare contro tutto e tutti). 
Come spesso accade, sono i film a venirci in soccorso e a ricordarci chi siamo. È utile invece ricordare quella mitica scena del ragioner Fantozzi. È vittima di overdose di propaganda elettorale. Giovanni Spadolini dalla tivvu gli dice: «Tu, ragionier Ugo, devi fare i sacrifici, mentre io mi mangio una bella cotolettona». Berlinguer lo incita dallo schermo: «Finora ti hanno sfruttato tutti, ora scegli me come sfruttatore». 
Il segretario del Psdi, Pietro Longo, dalla tribuna elettorale lo avverte: «Io mi occuperò della pensione», «Grazie» (risponde lui rivolto allo schermo), «Ma che capisci, Fantozzi! Non della tua, della mia!». Ma nonostante tutto, il ragionier Ugo va al seggio a commettere il suo dovere. E così, nella giornata odierne, faranno molti cittadini romani. Per fortuna, quasi tutti.
mario.ajello@ilmessaggero.it

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