Per i 450 mila statali da assumere nel 2019 c'è l'ipotesi concorsone

Nella vita ad ostacoli degli ultimi dieci anni della Pubblica amministrazione le assunzioni sono state viste come un miraggio. La spending review ha di fatto chiuso le porte degli uffici statali alle nuove leve. Ora, però, il governo Conte sembra intenzionato ad accelerare i reclutamenti anticipando le assunzioni - in cantiere per il triennio 2019-2021 - al prossimo anno. E con il maxi piano della ministra Giulia Bongiorno - il ddl in preparazione a Palazzo Vidoni potrebbe portare 450 mila nuovi ingressi - si dirà addio anche ai mini concorsi.

Per la prima volta, infatti, verranno utilizzate le regole della riforma Madia sul concorsone unico varate dal Governo Gentiloni. Finora la Pa in generale si è distinta per una marea di micro bandi, con tutto quello che ne è conseguito in termini di risorse economiche e organizzative sprecate. La riforma avviata nel 2015 ha messo mano anche a questa situazione introducendo un'unica selezione per più enti. Con le nuove regole - in vigore dal 22 giugno 2017 - si è passati dal vecchio sistema, dove ogni Pa si faceva il proprio concorso, a delle selezioni accorpate a livello nazionale basate sui fabbisogni reali triennali.

Le norme generali valgono per le amministrazioni centrali, ovvero ministeri, Inps, Inail e agenzie fiscali (escludendo le forze di polizia, l'esercito e la scuola). Nel grande settore centrale, insomma, dovrebbe avvenire una graduale riduzione dei concorsi in quanto le esigenze della singola amministrazione si sommeranno a quelle delle altre. Il concorsone sarà organizzato dalla Funzione pubblica dopo una ricognizione dei fabbisogni delle diverse amministrazioni (che saranno obbligate a presentarli se vogliono assumere) con criteri uniformi per i diversi uffici in cerca di nuovo personale.

Per quanto riguarda i fabbisogni, saranno determinati non più in base alle vecchie piante organiche che obbligavano a sostituire la stessa figura professionale che andava in pensione (un ingegnere con un ingegnere) ma sulle professionalità realmente necessarie. Rimane, però, aperto il nodo a livello regionale e locale: l'unificazione dei concorsi nei Comuni e nelle Regioni, infatti, al momento è facoltativa e può avvenire solo previa intesa tra governo e gli stessi enti territoriali. In ogni caso, per le amministrazioni che fanno direttamente capo allo Stato, i micro concorsi saranno l'eccezione e nel caso in cui dovessero essere banditi dovrà essere presentata una specifica motivazione di urgenza.

LE SELEZIONI
Le selezioni, poi, dovrebbero contenere delle corsie preferenziali per l'assunzione dei precari e dei vincitori e idonei dei vecchi concorsi, ma sul punto ritornerà probabilmente anche il ddl Concretezza a firma Bongiorno. Per i precari storici - circa 50 mila persone - la riforma Madia ha previsto un salvagente che permette l'entrata di coloro che hanno prestato servizio per almeno tre anni negli ultimi otto con un contratto a termine o di collaborazione, e una riserva del 50% dei posti a disposizione nei concorsi. Sul rilancio del piano occupazionale arriva il via libera dei sindacati: «Siamo da sempre in prima linea - spiega Maurizio Petriccioli, segretario generale Cisl Fp - quando si parla di rilancio di un piano occupazionale vero». Allo stesso tempo, però, la Cgil chiede uno sforzo in più: «Chiediamo di andare anche oltre il 100% turnover nei settori dove c'è stato il maggior numero dei pensionamenti»,- dice Federico Bozzanca della segreteria nazionale Fp Cgil .
 

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