Oltre Moody’s LA CRESCITA NEGATA

Virman Cusenza
Ma la crescita dov’è? È con questo interrogativo che con sintesi anglosassone, contrapposta alla verbosità della politica nostrana, l’agenzia...

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Ma la crescita dov’è? È con questo interrogativo che con sintesi anglosassone, contrapposta alla verbosità della politica nostrana, l’agenzia Moody’s l’altra notte sollevava la più vistosa lacuna nella manovra economica del governo gialloverde. Le agenzie di rating non sono il Vangelo, spesso hanno sbagliato pronostici, magari rese miopi da qualche lobby.


Ma stavolta si denuncia la stessa assenza che additavamo su queste colonne in un editoriale di due settimane fa. Parlavamo di rivoluzione tradita, perché in quella bozza non v’era traccia di quella cura shock a suon di investimenti che avrebbe giustificato sì lo sforamento dei parametri europei e l’innalzamento del deficit anche oltre la soglia del 2,4%, che tanto allarma la Ue. Ma purtroppo ciò è avvenuto soltanto per finanziare programmi di spesa e mance assistenziali come nel passato e non all’insegna della crescita, stimolando ricchezza e aumento del Pil con programmi mirati. 

In politica nulla è più labile del consenso, e questa legge vale il doppio proprio per partiti come Cinquestelle e Lega, che nel rapporto con l’elettorato hanno sovvertito il meccanismo tradizionale. Oggi, difatti, non siamo più al popolo che segue il leader, ma al leader che insegue il popolo, e questo, per un Paese, non è mai un bene, perché la pancia dei cittadini, se non guidata verso un obiettivo comune, può portare a demagogia e a provvedimenti nati sull’onda dell’emotività, non pensati per il bene e l’interesse nazionale.

Sarebbe stato meglio, patriotticamente, correggere la manovra offrendo al Paese una occasione di sfida che avrebbe potuto vederlo unito in nome di un obiettivo alto e comune. Temiamo invece di assistere solo a una scomposta resistenza senza crescita, che rischia di innescare il declino che non vogliamo. Leggi l'articolo completo su
Il Messaggero