Meccanismo europeo di stabilità, cos'è il Mes e perché è scoppiata la polemica

Il meccanismo europeo di stabilità (Mes), il cosiddetto fondo salva-Stati, è uno dei pilastri dell'Unione europea per garantire la stabilità finanziaria di Eurolandia, creato per far fronte agli choc innescati dalla crisi del debito sovrano nell'Eurozona e utilizzato nel salvataggio della Grecia. In sostanza serve per fornire assistenza ai paesi della zona euro in difficoltà finanziarie. Da un paio d'anni è in corso un negoziato per creare un Fondo monetario europeo (Fme) basato sulla struttura già esistente del Mes. 

Il 2 febbraio 2012 i paesi della zona euro hanno firmato il trattato intergovernativo che ha istituito il Mes, meccanismo. In base alle intese, il Mes è un'organizzazione intergovernativa regolata dal diritto pubblico internazionale, con sede in Lussemburgo. I suoi azionisti sono i paesi della zona euro. Il Mes, che prosegue l'opera del suo predecessore, il Fondo europeo di stabilità finanziaria (Fesf), istituito nel 2010, emette strumenti di debito per finanziare prestiti e altre forme di assistenza finanziaria nei paesi della zona euro.

Più nel dettaglio il Mes è autorizzato a: concedere prestiti, acquistare titoli di debito; fornire assistenza finanziaria e sotenere la ricapitalizzazione di banche e istituzioni finanziarie prestiti ai governi. Per "stabilizzare£ la zona euro, il Mes mette a disposizione risorse finanziarie ai Paesi in difficoltà ma solo a condizione che sia rispettato un piano di risanamento economico elaborato sulla base di un'analisi di sostenibilità del debito pubblico compiuta, nella versione attuale, dalla Commissione europea insieme al Fondo monetario internazionale e alla Banca centrale europea.

Il 6 dicembre 2017 la Commissione europea ha presentato un pacchetto di proposte sul futuro dell'Unione che mira a migliorare la resilienza e l'integrazione dell'area euro, affrontando anche alcune criticità emerse con l'esplosione della crisi economico-finanziaria degli ultimi anni. Tra le proposte contenute nel pacchetto, oltre a quella di istituire un ministro europeo dell'economia e incorporare il Trattato Fiscal Compact nell'ordinamento giuridico dell'Ue, c'è anche quella per l'istituzione di un Fondo monetario europeo (Fme). L'organismo sarebbe basato sulla struttura ormai consolidata del Mes ma ancorato all'ordinamento giuridico dell'Ue.

Nella Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Ue per il 2019, il Governo afferma, con riferimento alla riforma del Mes, che «l'Italia sarà favorevole ad iniziative volte a migliorare l'efficacia degli strumenti esistenti, rendendone possibile l'utilizzo ed evitando l'attuale effetto "stigma", ma si opporrà all'affidamento al Mes di compiti di sorveglianza macroeconomica degli Stati membri che rappresenterebbero una duplicazione delle competenze già in capo alla Commissione europea».

La polemica. La Lega accusa il governo di aver accettato una modifica del meccanismo del salva statri peggiroativa per l'Italia. «Vorrei chiedere a Conte se nei mesi passati ha firmato, magari di nascosto o di notte, un accordo in Ue per cambiare il Mes e cioè il fondo salva Stati in fondo ammazza Stati, chi ha voglia chieda a Conte se, senza autorizzazione del Parlamento e ovviamente della Lega, ha dato l'ok dell'Italia e sarebbe alto tradimento a trasformare il fondo salvastati in un fondo ammazza stati che mette a rischio il risparmio degli italiani o i titoli se ciò è avvenuto rischia di essere un crimine contro il popolo italiano. Se qualcuno lo ha fatto lo dica prima che sia tardi e si ponga rimedio altrimenti sarà alto tradimento e per i traditori il posto giusto è la galera», ha sostenuto Salvini.

La revisione del Trattato sul Mes «non è stato ancora sottoscritta», «nessuna firma né di giorno né di notte», ha replicato Palazzo Chigi, ricordando che quando il leader leghista era vicepremier il negoziato «è stato discusso in varie riunioni di maggioranza. Il fatto che ne scopra solo adesso l'esistenza è molto grave» perché «denota una imperdonabile trascuratezza per gli affari pubblici».

La riforma del Mes, ammette tuttavia Gianpaolo Galli, economista ed ex parlamentare Pd, «presenta dei problemi per l’Italia perché ribadisce che il Mes presta assistenza solo a paesi con debiti sostenibili, il che significa che chi ha un debito insostenibile deve preventivamente ristrutturare». «Va anche detto però - prosegue Galli - che i nostri negoziatori sono riusciti a espungere ciò che era nelle intenzioni chiaramente espresse da molti esponenti dell’establishment del Nord Europa e cioè la ristrutturazione automatica e preventiva del debito dei paesi che si rivolgessero al Mes per assistenza: la ristrutturazione non è automatica, perché dipende dall’esito dell’analisi di sostenibilità del debito. Se i nostri negoziatori non sono riusciti a ottenere di più, la responsabilità è tutta di Salvini e della premiata ditta Borghi&Bagnai».

Nella riforma del Meccanismo «non c'è nessuna ristrutturazione automatica» del debito, «anzi, al contrario, stiamo riprogettando, ridisegnando e proponendo nuovi strumenti per impedire l'effetto contagio che si è verificato nella crisi del 2009-2010», sottolinea il presidente dell'Eurogruppo, Mario Centeno, rispondendo all'eurodeputato della Lega Antonio Maria Rinaldi durante l'audizione al Parlamento Ue. Rinaldi metteva in luce i rischi della riforma del Mes, con le clausole di ristrutturazione sul debito, e lamentava che i Parlamenti non fossero stati consultati sulle decisioni già prese dell'Eurogruppo sulla riforma dello strumento. Centeno ha spiegato che il nuovo trattato Mes «l'anno prossimo dovrà essere ratificato da tutti i Paesi, dall'organo preposto», e quindi è quella la sede per discuterlo nei parlamenti nazionali. «In quel dibattito emergeranno i vari elementi e noi speriamo sia ratificato da tutti», ha aggiunto. Il Mes «è stato uno strumento molto importante per superare le difficoltà della crisi» di questi anni, e «se 10 anni fa avessimo avuto già uno strumento come l'Esm, posso garantirle che avremmo potuto gestire la crisi molto meglio», ha poi chiarito.

La discussione sulla riforma del Mes proseguirà al prossimo Eurogruppo, in programma il 4 dicembre, e il 13 dicembre al vertice dei capi di Stato. In caso di accordo, il Parlamento sarà chiamato a ratificarlo l'anno prossimo. Nel frattempo sarà il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, a fornire chiarimenti e indicazioni in audizione al Senato il 27 novembre.

 

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