Camere, rinviati i bandi per 70 assunzioni. Stop dalle opposizioni, il Pd: fate un errore

«Nun ce se crede». Lo sconsolato commento in romanesco del funzionario della Camera, raccolto ieri sera a Montecitorio, descrive a pennello l'inaspettata capriola politica che ha determinato ieri la sospensione dell'attesissimo concorso che avrebbe portato a una settantina di assunzioni fra Camera e Senato.

Ora, se tutto va bene, tra elezioni, scelta dei nuovi presidenti delle Camere e formazione degli Uffici di presidenza, il lancio dei bandi sarà fatto non prima dell'estate, con un probabile ritardo di sei mesi. E comunque - poiché Camera e Senato si attendono almeno 50.000 domande - le assunzioni non arriveranno prima della metà del 2019 o assai probabilmente alla fine del prossimo anno. Insomma, anche se il concorso fosse partito domani gli esami, e poi le assunzioni, sarebbero stati effettuati in tempi molto lontani dalle elezioni e in ogni caso il processo sarebbe stato controllato dai futuri presidenti delle Camere, non dagli attuali.

IL FRULLATORE
Di qui la sensazione di amara sorpresa diffusasi ieri sera fra i circa 2.000 dipendenti di Camera e Senato che sono sotto organico. Tanto che entrambe le Istituzioni Parlamentari dal 2018 hanno fatto scattare il blocco dei pensionamenti. In particolare stanno soffrendo i consiglieri parlamentari, figure prestigiose e molto ben retribuite, che già ora non riescono a seguire come dovrebbero tutti i lavori delle Commissioni. Il che rischia di essere un problema serio per il nuovo Parlamento.

Fatto sta che ieri, a 16 anni dall'ultimo concorso e dopo oltre un anno di trattative e di tira e molla dovuto al complicatissimo processo di unificazione delle due burocrazie di Camera e Senato, tutto era pronto per il lancio del bando per circa 30 posti di consigliere parlamentare e circa 40 da documentarista, suddivisi fra entrambe le Camere, quando è arrivato lo stop di Forza Italia e dei 5Stelle.

«In piena campagna elettorale e a Camere sciolte, leggo con grande sorpresa che Laura Boldrini indice riunioni per bandire concorsi a Montecitorio. Sono sbagliati il momento, il metodo, il merito», ha detto Maurizio Gasparri, esponente di Forza Italia e vicepresidente del Senato.

«Sui concorsi in Parlamento si era deciso di seguire il metodo del ruolo unico per Camera e Senato, ma l'Ufficio di Presidenza di Montecitorio potrebbe aprire i bandi, a Parlamento sciolto. Trovo sconcertante questo modo di agire», ha sottolineato la senatrice M5S Laura Bottici.

A Forza Italia e pentastellati ha risposto Marina Sereni, vicepresidente della Camera che ha seguito il dossier concorsi. «Sono molto stupita - ha detto Sereni - Sono mesi che stiamo lavorando ai concorsi, sollecitati da tutti i gruppi a partire da Forza Italia. Abbiamo varato assieme l'unificazione dei dipendenti. E abbiamo lavorato gomito a gomito fra Camera e Senato fino alla scrittura dei bandi. Tutti sapevano tutto e sono io a dire che queste vicende non andrebbero mai infilate nel frullatore delle campagne elettorali».

 

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