Francesco Caltagirone, il pioniere della nuova Roma

Aveva le caratteristiche del pioniere. Quel misto di passione e di coraggio, che consente di guardare avanti. È morto esattamente 70 anni fa, e questo personaggio - il pioniere della nuova Roma - si chiamava Francesco Caltagirone. Era nato nel luglio del 1900 a Palermo in una famiglia di costruttori, e l'anima di quella città, di quella che allora era una capitale di respiro europeo con un cuore fatto di cultura raffinatissima e di imprenditoria all'avanguardia, gli apparteneva nel profondo. Anche per un fatto di dna.

La Palermo delle palazzine liberty e della bellezza di Via Roma - dove suo padre nel 1905 aveva costruito un palazzo importante - fanno assolutamente parte del personaggio. Così come la Roma giolittiana. Dove il giovane Francesco va a studiare ingegneria e vede una città che sale (per usare il titolo di uno dei capolavori pittorici di Umberto Boccioni), ossia un dinamismo che non può sfuggire al fiuto di un imprenditore in erba, che poi sarebbe diventato il fondatore dell'impresa Caltagirone. Il ritorno a Palermo, dopo gli studi, gli farà vedere la sua città con uno sguardo diverso. «Palermo non è più una capitale», dirà alla metà degli anni Venti al padre: «Qui non succede nulla. Siamo sul binario morto della Storia». Vuole andare via Francesco, il padre tenta di dissuaderlo e gli dice: «A Palermo siamo i primi, a Roma saremmo uno dei tanti costruttori». Ma i pionieri si sa come sono fatti: hanno un'etica della convinzione infrangibile. E un'estrema lucidità: intuiscono quando un ciclo è finito.

Mentre gli altri tre fratelli restano in Sicilia nell'azienda paterna, la determinazione di Francesco lo porta a Roma nel 1926. Non ha alcun capitale a disposizione, a parte il prestito di un amico, ma ciò gli basta per cominciare a costruire. E in pochi anni, in un contesto tutt'altro che immobile, anzi di grande crescita, quale fu quello della Capitale del Regno negli anni Venti e Trenta, sviluppa una notevole attività. A lui si devono, tra l'altro, rilevanti interventi a Piazza Dalmazia e in via Barberini.

IL FIUTO PER LA STORIA
La Roma moderna ha dunque il segno di un imprenditore che fiutando la storia ha contribuito a farla. Segnando il destino personale e di famiglia. Nella Roma del fascismo, Francesco si lega a protagonisti del mondo cattolico. Finanzia massicciamente i movimenti cattolici nel 43 e anche la neonata Democrazia Cristiana. Che era operativa già dal settembre del 42 ed era il partito di De Gasperi. Una figura centrale, in quel mondo culturale e politico che è stato il mondo di Caltagirone, fu il piemontese Pier Carlo Restagno, uno dei fondatori del partito popolare di Sturzo nel 1919, ma anche banchiere, dirigente d'azienda, deputato all'Assemblea Costituente, poi più volte senatore, segretario amministrativo della Dc e sottosegretario nel secondo e nel terzo governo De Gasperi.

Nell'immediato dopoguerra, Caltagirone partecipa alle prime opere di ricostruzione. Ma agisce in lui, come un tarlo, l'idea che l'Italia possa prendere una brutta piega. Nel novembre del 1946, su suggerimento della segreteria della Dc, che temeva un golpe comunista, decide di esplorare un nuovo orizzonte. Il salto è più lungo di quello che lo aveva portato da Palermo a Roma. Da questa città (le cui condizioni oggi sono paragonabili ad altre decadenze, e ispirano il comprensibile desiderio di allontanarsene), Francesco si trasferisce in Argentina, a Buenos Aires. Geograficamente alla fine del mondo, ma a quei tempi metropoli in espansione, capitale culturale, arcinota per i suoi caffè paragonabili a quelli parigini, la città in cui in quegli anni Jorge Luis Borges scriveva i suoi capolavori fantastici: Finzioni, L'Aleph. E proprio Palermo (il destino che torna) si chiama uno dei quartieri più pregiati di Buenos Aires.
La nuova vita da italiano d'Argentina dura poco, fino al primo agosto del 1947. Muore d'infarto quest'uomo che pareva non doversi fermare mai. Lasciando tre figli: Francesco Gaetano di 4 anni, Edoardo di 3 e Leonardo di sei mesi. Resta di lui, a 70 anni dalla scomparsa, l'esempio e il ricordo. Chi lo ha conosciuto lo ha descritto, lungo i decenni, come una persona speciale per le sue doti d'intelligenza, per la rapidità con cui concludeva gli affari e per una grande generosità. E di pionieri così non si può che lamentarne la penuria.

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