Morto Frank Williams, icona F1: Il triste destino che ha condiviso con i suoi piloti Zanardi e Regazzoni

Frank Willliams con George Russel, il suo ultimo grande pilota

Frank Williams, il volto della Formula 1 di fine secolo, ha lasciato questa Terra. Il formidabile inglese aveva venduto la sua scuderia che utilizza i motori Mercedes, guidata negli ultimi anni dalla figlia Claire, proprio all’inizio di questa stagione. L’ultimo degli eroi della velocità esce di scena, un uomo straordinariamente capace in grado di raccogliere l’eredita di Enzo Ferrari come “uomo so al comando” nel circa della velocità. In tempi più recenti la scuderia di Maranello e la McLaren lo hanno scavalcato, ma Frank ha stabilito alcuni primati che rimarranno nelle storia ed hanno fatto entrare la sua figura, legata negli ultimi 35 anni ad una sedia a rotelle, nella leggenda. Williams è stato il primo team ha vincere nove titoli mondiali Costruttori (all’epoca più del Cavallino che era sulla braccia da 30 anni prima) ed ha ottenuto i principali dei suoi straordinari successi, in di un ventennio, dalla fine degli anni Settanta a fine millennio.

Poi, l’avvento di una nuova era, e le sue condizioni fisiche che non lo hanno mai fermato, ma certamente penalizzato, non gli hanno consentito di rimanere ai vertice. Il britannico aveva 79 anni (era nato il 16 aprile 1943, in piena Guerra Mondiale), parlava un ottimo italiano e non ha mai alzato il tono delle sua voce, neanche quando appariva invincibile. Gli inizi furono duri. Molto. Cominciò come pilota, ma un talento insufficiente al volante lo invitò a togliersi presto il casco per lavorare ai box dove fondò la sua scuderia (a soli 24 anni, nel 1966). All’epoca, le corse, erano un dossier britannico con i team d’oltre manica che sfidavano il Drake. La strada era sempre in salita, i soldi pochi, molto pochi. E Frank, spesso, era costretto ad indebitarsi. Si mise in società con l’industriale argentino De Tommaso e perse il suo amico e pilota Piers Courage in un incidente. Spesso trasferiva il suo ufficio in una cabina telefonica perché la società dei telefoni gli aveva staccato la linea per non aver pagato la bolletta.

Nel 1976, stanco, cedette la sua attività al miliardario Wolf che gli cambiò nome e, l’anno successivo, abbandonò la compagnia insieme al fedele ingegnere Patrick Head. Quella che sembrava la fine era solo l’inizio di un’avventura magica. Con Head comprò un negozio di tappeti dismesso a Didcot e lo trasformò in un officina. Solo due anni dopo il suo pilota, ex ferrarista, Clay Regazzoni, vinse il Gran Premio d’Inghilterra a Silverstone, non lontano da Didcot. La miccia si era accesa. Alan Jones, l’australiano prima guida del team, si impose nei tre gran premi successivi (Germania, Austria e Olanda) per poi conquistare anche il Canada. La scintilla era scoccata tardi ed il titolo andò alla Ferrari di Jody Scheckter (solo 3 vittorie) che precedette il compagno di squadra Gilles Villenueve e Jones. Era solo l’inizio. Il Campionato arrivò l’anno successivo (sempre Jones) e ci fu il bis nel 1982 con Keke Rosberg, il papà di Nico.

Da quel pomeriggio britannico di fine anni Settanta Williams non è più sceso dalla giostra, non fu rallentato neanche dallo sfortunato incidente del Castellet nel 1986 quando il capottamento della sua auto dopo dei test privati di F1 gli costo la spina dorsale con la frattura della quarta e quinta vertebra. Frank aveva la cintura, ma l’auto rimasta sul tetto si piego soprattutto dalla sua parte Peter Windsor, affianco a lui, usci quasi illeso. Il chash si portò via l’uso delle gambe e l’uomo che faceva volare le sue macchine fu costretto a passare il resto della sua vita senza camminare. Il destino è stato beffardo con Frank perché due dei suoi piloti più amati hanno subito la stessa sorte. Clay Regazzoni per la rottura dei freni in gara a Long Beach e Alex Zanardi per essere stato centrato ad oltre 300 all’ora in un ovale in Germania.

Frank ebbe l’intuito di legarsi alla Honda dalla quale fu scaricato dopo un periodo felice (dopo il suo incidente...) e poi alla Renault. Al volante tutti i migliori, tutti volevano correre con i bolidi dello zio Frank progettati da Patrich Head. Piquet, Mansell, Prost, Hill, Villeneuve divennero tutti Campioni del mondo. Il giorno sportivamente più brutto? Senza dubbio il 1 maggio 1994 quando, la Gran Premio di Imola persa la vita l’osannato Ayrton per la rottura del piantone dello sterzo con il conseguente impatto contro il muro del Tamburello. William e Head furono anche processati per quella disgrazia, ma vennero assolti.

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