Donne senza "Vox": nell'America di Dalcher possono dire solo cento parole al giorno

Immaginate un'America del futuro in cui la destra religiosa abbia preso il potere, e alle donne venga tolta - letteralmente - la parola. Immaginate che tutte, donne, bambine e anziane, abbiano un contatore al polso, che emana dolorosissime scariche elettriche, appena si supera la quota di cento parole massime giornaliere. Immaginate un leader religioso fondamentalista, che spedisce nei campi di lavoro in North Dakota adultere e lesbiche, che impedisce a metà della popolazione di lavorare e di esprimersi. È la trama di "Vox", romanzo d'esordio della linguista americana Christina Dalcher, che estende la distopia femminile, stile"The Handmaid's Tale" di Margaret Atwood, alla ennesima potenza. Le donne non sono più soltanto tratte in schiavitù e ridotte a mero strumento di procreazione; sono private del diritto primario di ogni essere umano, il tratto che distingue la nostra specie da tutti gli altri animali: la capacità di parlare.

Il genere, che nell'America di Trump sta riscuotendo grande successo, ha il merito di costringere il lettore, scaraventato in una realtà atroce, a riflettere, a indignarsi. «Il male trionfa quando la gente perbene rinuncia all'azione», dice il figlio della protagonista, la neuroscienziata Jean McClellan, in un tardivo momento di redenzione. Dalcher, ricercatrice che ha lavorato in molte università americane e britanniche e che ama profondamente il nostro Paese (soprattutto Napoli), ha una scrittura potente; nulla è perduto, e i suoi personaggi si muovono, positivamente, verso la ribellione.

Un altro libro, apparso un paio d'anni fa, "Ragazze elettriche", di Naomi Alderman, aveva una visione opposta: qui sono le donne ad imparare a sviluppare la capacità di infliggere scariche elettriche agli uomini, imponendo la supremazia del sesso debole nel mondo. Si tratta di una parabola sul potere e sulle sue perversioni, in cui le donne non realizzano affatto un'utopia pacifica, ma infliggono terrore e sofferenza, semplicemente perché scoprono di poterlo fare. Ad essere marcia è l'intera umanità.

Il romanzo di Dalcher, appena pubblicato anche in Italia poco dopo la sua versione originale inglese, permette invece a tutti (o quasi) la possibilità di espiazione, di riscatto. Così è per il marito della protagonista, Patrick, grigio consigliere governativo; ma anche per militari al servizio del dittatore di turno, semplici portalettere che passano dalla parte della resistenza. L'augurio di Stéphane Hessel, ex combattente antinazista e scrittore di pamphlet di successo, è che ciascuno di noi abbia un «motivo per indignarsi». E nell'era del movimento #MeToo, degli scandali sessuali e di tanti persistenti gap di genere, di motivi ce ne sono molti. Ma attenzione. C'è sempre la possibilità dell'avvento di un nuovo Movimento per la Purezza, e dell'elezione di presidente oscurantista, favorito dal populismo di alcuni e dall'indifferenza di tanti. Come disse il pastore Martin Niemöller, in un suo celebre sermone: «Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare».

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