Divertente e pericoloso: Il monopattino elettrico invade le città.

NEW YORK – Cinque anni fa, sulle pagine di questo blog raccontai dell’arrivo delle biciclette per uso pubblico a New York. Esprimevo allora una certa ansia, davanti al comportamento di una parte di ciclisti, arroganti nello sconfinare sui marciapiedi e nel non rispettare la segnaletica stradale, soprattutto i semafori rossi ( Qui ) .

Avevo ragione a preoccuparmi, visto che i casi di incidenti con passanti feriti da biciclette sono passati da una ventina a oltre trecento annualmente. Ma non voglio prendermela di nuovo con i ciclisti aggressivi (ce ne sono anche migliaia che si comportano civilmente).

Vorrei lanciare un altro allarme. E magari fra cinque anni vedremo se avevo ragione: in 65 città americane stanno dilagando i monopattini elettrici. Esistono anche in Italia, ma grazie a Dio mi sembra che nel nostro Paese siano ancora giudicati solo un giocattolo, non un mezzo di trasporto da usare nel mezzo del traffico cittadino.

Qui stanno invece diventando un metodo di trasporto diffusissimo. E non nego che possano essere molto utili e divertenti, soprattutto per il pubblico giovane già abituato a stare in equilibrio su due piedi sugli skateboard o sui normali monopattini. Non nego neanche che per chi debba fare di fretta due o tre chilometri per andare a lavorare, possano essere un mezzo economico e pratico. Ma, un po’ come è successo con i servizi automobilistici via App, come Uber, prima è arrivato il servizio, e poi stanno arrivando le regole. E quindi il sistema di affitto dei monopattini elettrici è un far west, così come l'uso che ne fanno i clienti.

Le società che offrono il servizio – Bird, Lime, Skip, Spin – hanno immesso migliaia di monopattini nelle città, tutti forniti di Gps. I clienti scaricano la App, controllano sulla mappa dove si trova il monopattino più vicino, forniscono una carta di credito, e per sbloccarlo devono scansionare un codice a barre. La loro carta di credito verrà caricata di 1 dollaro al momento dello sblocco, e poi 15 centesimi per ogni minuto. Il che vuol dire che una “monopattinata” di una decina di minuti, più meno 40 isolati a Manhattan, è più economica di un biglietto di autobus, che a New York costa 2 dollari e 75.

L’idea non è male, se si deve andare vicino, e si ha fretta. Il problema, come dicevo cinque anni fa temendo i ciclisti indisciplinati e arroganti, è che molti di questi monopattinatori non rispettano nessuna regola. Te li vedi sfrecciare a zig-zag sul marciapiede, ignorare i semafori, infilarsi nelle piste dedicate alle biciclette, sconfinare di colpo spericolatamente nel traffico, risalire sui marciapiedi. Numerose città stanno riferendo di un aumento vertiginoso di caviglie rotte o ferite, e di passanti inferociti.

San Francisco ha preso il toro per le corna, e dopo essere stata invasa da centinaia di “electric scooters”, li ha confiscati in massa. Seattle per ora li ha vietati. Prima di permetterne la circolazione, tutte e due le città intendono legiferare e stabilire come e dove questi strumenti possano essere usati, per non parlare di dove debbano essere parcheggiati una volta finita a corsa: molti li abbandonano a caso, ingombrando i soliti marciapiedi, e bloccando le rampe destinate ai disabili.

Ma, già ho intravisto uno sviluppo ancora più pericoloso che potrebbe prendere piede: gli skateboard elettrici.

Vorrei chiarire una cosa: non ho niente in contrario che i giovani si divertano con tutti questi mezzi, elettrici o no. Vorrei solo che lo facessero dove non diventino un rischio per gli altri, per persone che stanno andando al lavoro, mamme con i passeggini, anziani con i deambulatori.

E pensare che una volta, appena arrivata a New York, scrivevo a casa lettere ammirate su questo “Nuovo Mondo”, per la disciplina degli automobilisti, l’ordine del traffico, il rispetto delle regole.

                                                                                                                                                                                          

 

 

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