"Poccetto", la grande scenografa che abbatté il maschilismo del cinema

Qualche giorno fa è scomparsa  Elena Ricci detta “Poccetto”. Era la mamma molto amata dell’attrice Elerna Sofia Ricci, ma non solo: era una grande scenografa del cinema italiano, la prima donna a intraprendere in Italia l’entusiasmante mestiere di immaginare, decorare, “vestire” il set. E per affermarsi, per diventare una delle firme più apprezzate e richieste, ha dovuto lottare contro sessismo e pregiudizi: se ancora oggi continuano a funestare il lavoro femminile, figuriamoci quaranta, cinquanta anni fa.
Ma “Poccetto”, fiorentina doc, donna di grande cultura e spirito irresistibile, iniziò a fare la scenografa giovanissima, seguendo gli insegnamenti del padre architetto Leonardo Ricci, e non si è mai arresa.  Ha lavorato con grandi registi come Sergio Corbucci, Steno, Pasquale Festa Campanile, Luigi Zampa, Carlo Vanzina, Peter Del Monte, Robert Wise, Carlo Lizzani, Nanni Loy. Tra i suoi film spiccano «Amici Miei - atto III», «Casablanca Casablanca» di Francesco Nuti, «Mi manda Picone», «La Contessa di Carini» con Ugo Pagliai, «Letti Selvaggi» con Monica Vitti, «Dolce far niente» con Giancarlo Giannini e «Testa o Croce» con Nino Manfredi.
La scomparsa della scenografa, grande donna e professionista di primo piano, genera tristezza ma ci permette di rendere omaggio a una pioniera dell’affermazione femminile nel lavoro. “Poccetto” appartiene inoltre alla mai abbastanza esaltata categoria degli artigiani che dietro le quinte, con passione e inventiva, sacrifici e ottimismo, hanno contribuito a rendere grande il cinema italiano. Sono tanti, e non ci stancheremo di ringraziarli.

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