Argentina, compagnia low cost imbarca i passeggeri ma non i bagagli: valigie sul tir per 1500 km

Immaginate di salire su un aereo, arrivare a destinazione e scoprire che le valigie non sono ancora giunte a destinazione. Non è il solito caso di bagaglio finito su un altro aereo e infine in un altro hub per errore: si tratta di una “strategia” adottata da una compagnia low cost argentina che ha deciso di far salire a bordo solo i passeggeri, dirottando i bagagli su un tir che ha dovuto percorrere 1.500 chilometri, arrivando, ovviamente, con un ritardo spaventoso rispetto alle persone giunte a destinazione. Non è una leggenda metropolitana ma quello che è accaduto a 160 passeggeri che lo scorso 3 febbraio hanno volato sul Boeing 737 della nuova low cost locale FlyBondi: dopo essere decollati da San Carlos de Bariloche, una volta atterrati a Córdoba, hanno scoperto che sul loro volo, durato un'ora e quaranta, non era stata imbarcata nemmeno una valigia. «L'aereo è decollato con un'ora di ritardo con la scusa che mancavano alcuni passeggeri - ha raccontato un passeggero a La Nation - Pochi minuti prima di atterrare a Cordoba ci è stato comunicato che i bagagli sarebbero stati consegnati dopo aver viaggiato via terra e, dunque, dovevamo lasciare tutti i nostri dati per agevolare le operazioni». Come è possibile immaginare, la compagnia è stata inondata di critiche sui social ed è al centro di sfottò continui online.

La compagnia ha iniziato a volare lo scorso 26 gennaio. La notizia è stata accolta con grande entusiasmo e all'inaugurazione era presente anche il ministro dei Trasporti argentino, Guillo Dietrich, che ha parlato di grande traguardo per il Paese: «La nuova compagnia porta lavoro per piloti e assistenti di volo. Inoltre avremo più persone che potranno spostarsi in aereo senza doverlo considerare un privilegio». Un entusiasmo che, tra la gente, si è smorzato in pochi giorni dopo il propagarsi della notizia dei duemila chili di bagagli trasportati su un camion.

Le ragioni, secondo i media argentini, risiedono nel fatto che la FlyBondi, che tra l'altro opera con un solo vettore, non ha la certificazione "Rvsm", che consente al velivolo di volare sopra i 29mila piedi di quota. In mancanza di questo documento, come dimostra anche il monitoraggio di Flightradar24, l'aereo è stato costretto a volare più in basso, bruciando più carburante e, dunque, facendo lievitare i costi per l'azienda. Tuttavia la compagnia si è apprestata a rispondere diramando un comunicato ufficiale in cui si chiarisce che la ragione è da ricercarsi in una combinazione sfavorevole di alte temperature e pressione atmosferica. «La capacità massima di un aeromobile al decollo varia a seconda di fattori atmosferici quali temperatura e pressione dell'aria: con temperature più elevate e una pressione atmosferica più bassa il peso totale con cui l'aereo può decollare da un aeroporto è ridotto: il 3 febbraio potevamo decollare con un peso massimo, oltre a quello del velivolo, di 7mila chili. Ecco perché abbiamo deciso di inviare i bagagli via terra, dando priorità a viaggiatori e carburante». Ma la FlyBondi non teme le difficoltà: spera di aumentare la sua flotta e punta ad avere 10 velivoli entro il 2018.

 

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