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Viterbo

Fioroni pensa al Comune:
«Servono uomini nuovi»

«Ci si deve unire a Civitavecchia
per favorire lo sviluppo della Tuscia»

VITERBO - Pur se fortemente impegnato nell’affrontare i caldi temi della politica nazionale, Beppe Fioroni – ex ministro e attuale leader dell’ala cattolico-moderata del Pd - uno sguardo alla sua Viterbo lo getta sempre. E, in vista delle elezioni della prossima primavera, propone una ricetta dai toni forti che prevede, da un lato una vera e propria rivoluzione programmatica sullo sviluppo della città e dall’altro un cambio generazionale della classe dirigente, che sia in grado di dare impulso a un progetto capace di cogliere al balzo le occasioni che si stanno presentando al territorio.
Onorevole, dunque quale programma per Viterbo?
«Il riordino delle province e le imminenti elezioni al Comune possono rappresentare uno stimolo e un’opportunità per ridisegnare il futuro della nostra terra. Viterbo ha vissuto una lunga stagione puntando sul proprio modello di sviluppo, ovvero su quello splendido isolamento che le aveva permesso di conservare le proprie ricchezze naturali, ambientali, storiche e culturali. Ma oggi dobbiamo prendere atto che di quel modello sono più i capitoli chiusi che le cose realizzate. Ora occorre andare oltre e progettare nuovo domani per una Tuscia che sia una splendida terra di mezzo tra due mari, ovvero tra Civitavecchia e Ancona».
Insomma, volendo tradurre: lei propone un matrimonio con Civitavecchia?
«Nella ridefinizione della nuova provincia Civitavecchia è fondamentale. Sarebbe un grave errore pensare a quel porto solo in chiave localistica, visto che è la naturale porta di comunicazione per l’Asia. Il suo potenziamento sul versante crocieristico, ma anche e soprattutto su quello delle merci, può rappresentare il motore che alimenta la terra di mezzo. Dobbiamo lavorare perché Civitavecchia lasci Roma e costruisca con noi una nuova provincia».
Secondo lei dunque, è questa la mossa vincente.
«Sì, perché tutto questo renderà obbligatorio il completamento della Trasversale, per cui occorre una revisione progettuale che ne renda fattibile la realizzazione, anche con il meccanismo del project financing, contenuto nel decreto Sviluppo Italia. A questo progetto sarebbe interessato il sistema Paese, dalle Marche, all’Umbria e al Lazio. In soldoni, un volano che consentirebbe lo sviluppo del retroporto come nuovo cuore pulsante di attività industriali, con la realizzazione di tutti i servizi e complementari al trasporto merci, creando occupazione e indotto per piccole e media imprese».
E l’aeroporto?
«Mah, in questo quadro pure lo scalo aereo, addormentato dalle lentezze burocratico decisionali che l’hanno impantanato, potrebbe ritrovare una sua ricollocazione nel territorio».
C’è altro?
«Sì, giacché questo modello si potrebbe completare anche con la realizzazione di progetti d’area vasta, che sfruttino le sinergie delle comunità locali. L’opportunità insomma, è quella di realizzare una grande provincia che possa incidere nel riequilibrare la visione romanocentrica del Lazio e che consentirebbe di organizzare una terra di mezzo, che va da Civitavecchia a Rieti, passando per Viterbo, con progetti che consentano alle comunità locali di cogliere nuove opportunità, generando coesione territoriale e occasioni di crescita».
Vabbé, ma a tutto ciò come ci si arriva?
«Credo che ci sia la necessità di condividere un progetto con iniziative che coinvolgano anche le zone limitrofe per la costruzione di una grande provincia. Serve uno sforzo da parte delle forze sociali e politiche, che sappiano anteporre il bene comune ai piccoli interessi di parte».
Sia più concreto.
«Non si può continuare a guardare solo il proprio ombelico. Per questo la prossima amministrazione di palazzo dei Priori dovrà caratterizzarsi per il progetto da realizzare, chiamando a raccolta tutte le energie disponibili, tutti gli uomini di buona volontà, tutti coloro che si sono stufati di stare insieme solo contro qualcuno, ma che vogliono stare insieme per costruire una Viterbo nuova».
Insomma, un’alleanza per la speranza, come a livello nazionale?
«Un’alleanza per la responsabilità. Perché solo con le persone, le associazioni, i partiti e le forze sociali che remano in un’unica direzione Viterbo può uscire dal degrado in cui si trova. Stavolta serve uno sforzo straordinario per non perdere l’ultima occasione. Dunque, basta con le liti di bottega e con gli interessi particolari».
E sia. Ma poi bisogna anche parlare di uomini che quest’alleanza la guidino…
«Ecco. Io mi auguro che ci sia un atto di generosità da parte di tutti coloro che hanno avuto molto dalla vita politica e sociale di questa città, perché un progetto di tal fatta ha bisogno anche di una nuova generazione di uomini e di donne. Dunque, chi ha avuto tanto dovrebbe fare un passo indietro, mettendosi però al servizio di questo progetto innovativo».
Fioroni compreso?
«Fioroni compreso, è logico».

Venerdì 03 Agosto 2012 - 19:22
Ultimo aggiornamento: -
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