«Non vedo che aprire e chiudere negozi». Centro storico, il monito del vescovo alla riapertura della Confcommercio

Il vescovo Lino Fumagalli all'inaugurazione della sede Confcommercio a Viterbo
di Renato Vigna
"Da quando sono a Viterbo, soprattutto nel centro storico, non vedo che aprire e chiudere i negozi nel giro di pochi mesi. La via che percorro quotidianamente mi impressiona per la velocità con cui cambiano gli esercizi commerciali, anche sei o sette diversi nello stesso locale". Centro commerciale del Murialdo, primo pomeriggio di martedì: il vescovo Lino Fumagalli è nella nuova sede della Confcommercio che riapre dopo 4 anni per benedirla. Ma chi si aspettava una dichiarazione di circostanza si è sbagliato di grosso: lui è uno che parla chiaro. Appena tagliato il nastro, tocca lui parlare: "L'auspicio, ma anche la richiesta  che faccio alla Confcommercio è che studi il territorio per capire quali sono le domande concrete così che chi apre un'attività lo faccia rispondendo a quelle".

Nel pieno della campagna elettorale il messaggio lanciato da monsignor Fumagalli è anche un monito per la classe politica che si candida a governare il Paese e il Lazio (e tra qualche mese anche Viterbo). "La gente – dice - ha impressione che dei loro problemi non interessi niente. Nella continua apertura e chiusura di negozi vedo la gioia dei giovani che pensano di aver trovato una sistemazione e la tristezza genitori e anche la loro quando realizzano che non ci sono riusciti. È il lavoro che affligge le nuove generazioni non tanto per l'aspetto materiale, visto che ancora ci sono le famiglie alle spalle che possono dare una mano, ma soprattutto per la programmazione del futuro. Rischiamo – ha rincarato la dose – famiglie che non si formano perché non ce la fanno e generazioni incattivite non tanto perché non hanno sogni quanto perché non possono realizzarli".

Ed è allora che, nel giorno in cui Giuseppe Fioroni presenta la sua candidatura alla Camera dei deputati, anzi pressoché in contemporanea, pure senza nominarlo il vescovo torna sulla polemica esplosa poche settimane fa dopo che non aveva benedetto la sede del Pd cittadino. "Vengono a chiudermi presentazioni e mi denunciano – ricorda - se non le faccio. Io invece sono qui perché parliamo di lavoro e perché il compito del vescovo è fare il bene della comunità". Al taglio del nastro, oltre al presidente della Confcommercio Lazio Nord (Viterbo e Rieti) Leonardo Tosti, anche quello nazionale Carlo Sangalli che, proprio sui centri storici, ha ribadito massima attenzione: "Siamo per il pluralismo distributivo: pensare al piccolo non significa pensare in piccolo ma costruire una piattaforma di regole che consenta a qualsiasi impresa di crescere". 
Giovedì 1 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 11:36

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3 di 3 commenti presenti
2018-02-02 11:19:48
il vescovo non intende?oh bella,,,e grazie loro non pagano le tasse nostre,,,,,,inziasse a pagare IMU poi vedi che intende,,,ma x favore
2018-02-01 17:37:09
Una vetrina in centro è un'ottima pubblicità per le aziende Made in Tuscia.Più di tanti like su facebook.E' toccare con mano chi sei e cosa fai. Impossibile fare fatturati in negozi graziosissimi ,ma piccoli,delle belle vie del centro storico di Viterbo. Meglio utilizzarli come SPOT per le aziende locali. I fitti sono stracciati. Il negozio deve essere bello accattivante accogliente.La famiglia ,la ditta individuale,quindi il piccolo esercente NON ha credito per allestire locali accattivanti per un pubblico sempre più esigente. Si possono fare mille parcheggi,ascensori,tram,trenini e quant'altro,ma se i negozi sono brutti ,chiuderanno e basta. Le boutique d'abbigliamento a conduzione familiare sono un retaggio dell'altro secolo. L'Italia ha smesso di essere il Paese del bel vestire. Impossibile reggere l'urto della iperproduzione Low Cost del mondo globalizzato Costa meno un pantalone che un kg di carne. Dura realtà. Ma va accettata. Inutile aprire piccolissime boutique di vestiti cinesi. Inutile accaparrarsi il cliente offrendo caffè,tea,dolcetti,etc,nella botteguccia. Tanto gli stracci li trovi ovunque. E ripeto per questo settore servono locali con musica,ledwall,dispenser di profumi,insomma allestimenti fuori dalla portata delle 'boutique'dell'altro secolo. Per questo invece utilizzare i locali presenti in centro come vetrine dele aziende made in Tuscia,che possono permettersi i costosi arredi e pagare il personale. Il centro è il biglietto da visita della Tuscia.
2018-02-02 17:18:54
affitti ORA che la crisi sta mordendo a fronte di carenza parcheggi e viabilità castrata sono stracciati,,fino a quattro anni fa erano belli alti, quindi facile parlare ora che la situazione è degenerata,,se ne sono accorti anche al comune dato che offono 20.000 eurozzi per chia apre nel centro strorico ormai terra di movida e stranieri
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