Rossi, candidato per le regionali: «Esportiamo in tutto il Lazio il modello Caffeina»

Filippo Rossi con Giacomo Barelli (a sin.)
di Giorgio Renzetti
«Mi è stato chiesto di candidarmi per le regionali. Mi è stato chiesto perché ho dimostrato che le iniziative culturali possono generare economia positiva. Ho risposto di sì perché sono convinto che il metodo Caffeina può essere esportabile in tutto il Viterbese». Voto del 4 marzo per la Pisana, Filippo Rossi è nella lista +Europa con Dominga Martines, Elisabetta Mulas e Marco Gentili. La squadra si presenta domani sera (ore 21) al teatro Caffeina.

Rossi, chi l’ha voluta in una lista pro-Zingaretti?
«C’è stata una forte intesa con lo stesso presidente, con cui ci confrontiamo da anni su quanto facciamo a Viterbo, e il vicepresidente Massimiliano Smeriglio. Ringrazio poi Emma Bonino e l’amico di vecchia data Benedetto Della Vedova per avermi dato l’opportunità di partecipare a questa sfida»

Lei era nella maggioranza di centrosinistra in Comune, poi è finito all’opposizione, ora si candida per la Pisana con Zingaretti: qualcuno fa fatica a comprendere.
«I patti per entrare in giunta con Michelini erano chiari: vogliamo promuovere la città sotto il profilo culturale e turistico. Per quattro anni ci abbiamo provato, mettendoci la faccia, riuscendo a fare poco e prendendoci critiche feroci. Alla fine era inevitabile uscire. Ma se a Viterbo chi governa ignora di avere tra le mani un potenziale di sviluppo enorme, in Regione ne sono ben consapevoli».

Perchè questa certezza?
«Perché basta vedere l’impegno di questi anni di Zingaretti, a iniziare dai finanziamenti per riaprire il Teatro dell’Unione per passare al sostegno del termalismo».

Materia complessa a Viterbo.
«Che io affronterei per valorizzare, senza rispolverare logiche di trent’anni fa, una risorsa unica. Rendendo pienamente fruibili i siti gestiti e le terme naturali».

Idee per un domani da consigliere?
«Penso al lago di Bolsena, a un festival diffuso che si tenga in tutti i comuni che si affacciano sul lago stesso. Penso a Civita di Bagnoregio, che un sindaco come Bigiotti ha saputo trasformare in fenomeno turistico mondiale con tutta la Teverina, ma anche al Parco dei mostri di Bomarzo, ai borghi dei Cimini come Caprarola con palazzo Farnese, o al Bosco didattico nella faggeta di Soriano, il Castrense. Tante realtà preziose del Viterbese che vanno promosse e sostenute per attrarre turismo: privati e singoli comuni da soli non possono farlo, la Regione può affiancarli».

Come, concretamente?
«Prendiamo gli uffici della Soprintenza archeologica del nostro territorio, a cui rivolgersi per capire se un determinato bene ha dei vincoli da rispettare. Bene, questi uffici oggi sono a Roma ma andrebbero trasferiti a Viterbo. Eviterebbero alle amministrazioni e ai cittadini decine e decine di viaggi nella capitale per queste pratiche, oltre a garantire una migliore vigilianza e tutela dei tantissimi siti archeologici e monumentali della Tuscia»  

Le province del Lazio da sempre scontano una "sudditanza romana" rispetto alle priorità della Regione...
«Intanto io non sono scritto a nessun partito, quindi non ho padrini politici a cui sottostare o con agende da rispettare. Per questo posso garantire il mio lavoro di totale impegno per il Viterbese».

Ma lei è sicuro di essere eletto?
«Affermarlo sarebbe irrispettoso nei confronti degli elettori. Sono convinto di poterci provare, questo sì. Altrimenti non sarei tra i candidati. Non so se correrò successivamente come sindaco a Viterbo, oggi non ci penso. Dopo il 4 marzo valuteremo. Viva Viterbo però ci sarà e un primo progetto per le comunali c’è già: la ristrutturazione e la riapertura del cinema Genio per rivitalizzare il centro storico».

 
Domenica 28 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:15

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