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Viterbo

Canino, morto nello scavo clandestino
indagati per omicidio 5 tombaroli

Alberto Sorbera, 52 anni, morì sepolto dal terreno
mentre cercava di violare un sepolcro etrusco

VITERBO - Sono indagati per omicidio colposo i cinque «tombaroli» di Canino che la sera del 3 gennaio erano insieme ad Alberto Sorbera, il 52enne di Montalto di Castro morto seppellito da una valanga di terra mente era intento in uno scavo clandestino in località Cannellocchio.
I cinque dovrebbero essere ascoltati a giorni dal pm Stefano D’Arma della Procura di Viterbo che ha in mano le indagini e a cui tocca ricostruire con esattezza cosa avvenne quella maledetta sera, quando i compagni di scavo di Sorbera tentarono prima il tutto per tutto per tirarlo fuori dalla tomba, ma non riuscendoci si convinsero a chiamare i soccorsi. Insieme a Sorbera, nello scavo, era finito un altro tombarolo che, però, si salvò.

Gli inquirenti ora devono capire che cosa causò quell’accumulo di terra che poi sommerse il poveretto. Fu un cedimento della parete interna del sepolcro etrusco che volevano violare? Oppure fu il peso del materiale di risulta accatastato in superficie? Insomma: ci fu imperizia o imprudenza da parte degli amici nel gestire le operazioni di scavo? Questo è il punto. E una volta ascoltati, la Procura potrà decidere se chiederne o meno il rinvio a giudizio.

Da quanto emerse sul momento, Sorbera, separato e padre di due figli e da tempo trasferito a Canino, e gli altri quella sera tornarono a scavare nell’appezzamento coltivato a olivi (di proprietà di un parente di uno di loro) dopo avere già movimentato il terreno con un braccio meccanico il giorno precedente. Poi, approfittando dell’oscurità e del riparo offerto dagli alberi a occhi indiscreti, tornarono l’indomani per portare a termine il lavoro.

Sul posto intervennero, oltre al 118, i vigili del fuoco che si calarono e imbracarono il corpo per riportarlo in superficie, e i carabinieri che avviarono i rilievi di rito. Il terreno fu posto sotto sequestro.

Ma chi aveva commissionato lo scavo? Anche a questo gli inquirenti dovranno cercare di dare una risposta. Dall’area archeologica di Vulci di fatto appartengono numerosi reperti clandestini approdati nel tempo nelle case di appassionati magnati e persino nei musei di mezzo mondo al cui servizio, negli anni, vengono arruolati antiquari e intermediari pronti a mettere in moto la rete dei tombaroli.

Un anno fa i carabinieri di Montalto pizzicarono persino un assessore del Comune di Cellere a scavare vicino a Vulci.

Martedì 05 Marzo 2013 - 12:44
Ultimo aggiornamento: -
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