«A Belcolle non possono curarmi»
La disperazione di un povero dializzato

VITERBO - «Sono in dialisi, poi ho altri problemi di salute che a Belcolle non possono risolvere: devo scegliere se pagarmi le visite o mangiare. Il direttore generale della Asl, Adolfo Pipino, non ha mai voluto ricevermi, ma se non si trova una soluzione mi lascerò morire». Il dramma di Umberto Ruggiero ha tante sfaccettature, che rischiano di spingerlo a un gesto estremo «perché questa vita ormai non è più vivibile».
Residente a Bolsena, Ruggiero è in dialisi da anni. Questo però è solo uno dei problemi cui non riesce a far più fronte. «Il mio programma di cure - dice - prevede tre sedute a settimana. A volte capita però che mi senta male, così devo chiamare il 118 e correre al pronto soccorso per farne un’altra». Questo prevede il protocollo: se la dialisi non è programmata, si passa da lì sperando nella reperibilità del medico, che a volte manca. Ma c’è di più. «Fino a tre mesi fa la Asl assicurava un servizio di trasporto tramite una cooperativa: oggi a quel pulmino garantiscono solo un rimborso per la benzina, limitatamente al programma di dialisi. Così quando sto male all’improvviso a portarmi al pronto soccorso è l’ambulanza, poi però non so come tornare a casa. E se succede di notte, nella lunga attesa mi metto a dormire per terra vicino alla macchinetta del caffè, almeno c’è un po’ di caldo».
Proprio i medici della dialisi tempo fa gli hanno chiesto di effettuare una visita dall’ematologo. «Che a Viterbo non c’è: è a Ronciglione e dovrei affrontare i costi del taxi. Purtroppo - continua Ruggiero - ho anche problemi alla retina e a Belcolle non ci sono né il dottore né l’attrezzatura necessaria. Sto diventando cieco e non so neanche perché: dovrei andare a Roma o a Siena. Per il fegato, la visita dall’epatologo me la sono dovuta pagare da solo, 78 euro, perché altrimenti avrei dovuto aspettare sei mesi e andare a Montefiascone».
Per finire, una costola rotta e dolori al petto per i quali ha chiesto una cura antidolorifica. Non ottenuta. Alla salute quindi si affiancano le difficoltà economiche. «La mia pensione - conclude - è di poche centinaia di euro, non posso permettermi più nulla: o pago le visite o mangio. Già due anni avevo chiesto un incontro a Pipino, ma non mi ha mai ricevuto. Ho bisogno di aiuto, o un’agevolazione o che mi accompagnino nei luoghi in cui posso curarmi. Altrimenti smetterò di fare la dialisi e mi lascerò morire. Perché questa vita ormai non è più vivibile».
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Sabato 16 Giugno 2012, 18:14 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 00:00
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