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Umbria

Paolo Villaggio: «Umbria ti amo
Qui mi aiutano a vivere meglio»

Dimesso dall'ospedale di Perugia dopo qualche giorno
di cure: «Non mi sono mai sentito un paziente blindato»

PER APPROFONDIRE tagpaolo villaggio, ospedale, perugia, umbria
di Michele Milletti

PERUGIA - Da fuori, la stecca nuova dell’ospedale Santa Maria della Misericordia ricorda vagamente la «ItalPetrolCemeTermoTessilFarmoMetalChimica». La Megaditta, quella dei diciotto giorni murato vivo e ritrovato dall’ufficio impiegati smarriti. Dentro però non ci sono direttori «clamorosi» o colleghi alla Calboni, ma medici in gamba e una popolazione ospedaliera che sa chiederti un autografo o una foto senza essere invadente.

Parola, anzi parole, di Paolo Villaggio consegnate all’ufficio stampa dell’azienda ospedaliera. Un numero dieci, proprio come la stanza dell’ospedale perugino che ha abitato per qualche giorno. Non è la prima volta che Villaggio si fa curare al Silvestrini. «Perché qui trovo un’attenzione speciale alla persona e un medico come il professor Mannarino, che mi sta aiutando a vivere al meglio i miei anni, che non sono pochi».

«A Perugia, oggi come in passato, ho notato che tutti i pazienti vengono considerati in prima battuta persone - continua Villaggio - La malattia viene dopo. Ho rilevato organizzazione e la possibilità di migliorare la mia vita». E al pensiero cattivello che si possa essere usato un occhio di riguardo con un paziente di serie A risponde direttamente il professor Mannarino, direttore della clinica di medicina interna, angiologia e malattie di arterosclerosi: «Dedichiamo a lui la stessa attenzione che agli altri. Che tipo di paziente è? Curioso, diretto, scrupoloso, interessato a tutto tranne che alla propria condotta alimentare: da questo punto di vista è un anarchico».

«Ho visto Villaggio al bar». «Abbiamo preso l’ascensore insieme». «L’ho incontrato in corridoio e gli ho chiesto l’autografo»: un tam tam continuo dall’ospedale. «Non mi sono sentito un paziente blindato - continua Villaggio - a me piace il confronto con chiunque, e quando ho potuto sono sceso anche al bar per distrarmi. Altrimenti giornali e tv mi hanno fatto compagnia. La situazione italiana? Drammatica: si diano tutti una regolata perché siamo alla frutta. Le dimissioni del Papa? Mi ha spiazzato. E per sorprendere me ce ne vuole. Al posto suo sarei rimasto fino all’ultimo»

Lunedì 04 Marzo 2013 - 19:41
Ultimo aggiornamento: -
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