Guidatori over 80: la situazione va
gestita e le idee non mancano

di Ruggero Campi
Ormai sono quasi frasi trite e ritrite, ritornelli un po’ stanchi: “la popolazione invecchia, le culle sono vuote, dove andremo a finire!” Certo è così: il numero degli ultrasessantacinquenni supera quello dei bambini al di sotto dei 5 anni, gli ultraottantenni sono una schiera foltissima e in vertiginoso aumento e quasi non ci stanno a sentirsi chiamare “anziani”. Lo Stato affronta banalmente questo fenomeno alzando l’età pensionabile senza tuttavia preoccuparsi dei servizi di assistenza e lungo-degenza per le persone in età avanzata non più autosufficienti o malate. Sono un esercito, e trovare per loro una buona collocazione è per i familiari un’impresa sempre più ardua. Anche sul fronte automobilistico quello degli anziani è un problema che va seriamente affrontato perché guidare significa conservare il proprio stile di vita, la propria autonomia e indipendenza. Non a caso il “rinnovo” della patente oggi viene vissuto come una autentica conquista. Qualche anno fa aveva destato scalpore la vicenda Margherita Hack che si era vista rifiutare non la patente, ma addirittura la visita: “io quelli di 80 anni non li visito”, si era sentita rispondere dal medico. Ne era nato un caso nazionale, poi risolto da una Commissione che aveva accertato la perfetta idoneità alla guida della celebre astrofisica.

Oggi il rinnovo delle “patenti grigie”, ovvero dopo gli 80, va fatto ogni due anni. Competente a decidere è un “medico monocratico”, cioè colui che decide da solo. Nel 2010 il Legislatore aveva posto qualche paletto in più e stabilito che gli ultra ottantenni dovessero sottoporsi all’esame psicofisico presso una Commissione Medica. Dopo solo due anni una precipitosa retromarcia: molto più facile che a decidere sia un solo medico a ciò abilitato. Ogni tanto dei fatti di cronaca drammatici fanno tornare il tema di attualità, come quello che si verificato in questi giorni a Pieve di Soligo, dove una guidatrice molto anziana ha investito una madre con due bambini che attraversavano sulle strisce. I problemi però non vanno affrontati sull’onda dei fatti di cronaca, ma popolazione invecchia e gli anziani continuano a guidare a oltranza, sottoposti ad esami che possono essere accurati, così come molto sciatti.

E’ chiaro che la superficialità delle visite è una grave colpa a prescindere dall’età dell’automobilista che chiede il rinnovo, ma è altrettanto chiaro che riflessi, memoria, mobilità del collo, attenzione, vista e udito decadano gravemente con l’avanzare dell’età. In Italia ci sono 60.000 patenti perfettamente rinnovate in uso a ultranovantenni. Il numero dei conducenti morti o feriti over 65 rispetto al totale degli incidenti in Italia è salito dall’8,1% del 2010 all’11% del 2016, così come cresce il numero degli anziani investiti.

ACI sostiene da tempo e con forza l’importanza dei sistemi di guida assistita per la sicurezza degli spostamenti degli anziani, ovviamente in abbinamento a rigorosi controlli periodici che garantiscano l’idoneo stato psicofisico dei conducenti. Non sarebbe infatti giusto vietare tout court la guida agli anziani, limitando pesantemente la loro libertà ed autonomia. Tutti i conducenti, anche e soprattutto gli anziani, dovrebbero seguire un percorso di formazione continua per aggiornarsi sul codice della strada e sulle più corrette tecniche di guida, imparando a sfruttare al meglio i sistemi di sicurezza attiva e passiva di cui sono dotate le loro automobili. Va bene dunque l’esame del medico, approfondito e responsabile, ma perché non provare a percorrere anche la strada di prove sul campo e corsi di Guida Sicura dedicati alle patenti grigie? Gli Automobile Club dell’Umbria 10 anni or sono lo fecero, sperando che Regione Umbria e le due Province cogliessero l’attimo. L’attimo è ancora lì, in attesa che qualche illuminato capisca quale sia l’assessorato competente: Sanità o Trasporti, che dilemma. Io dico entrambi.
Marted├Č 24 Ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento: 19:08

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