Don Fernando, addio amaro
Trasferito a Borgo Bovio

di Alberto Favilla
TERNI Il prete rosso, il prete degli emarginati e dei tossicodipendenti, il prete missionario, il prete della gente, è stato trasferito. Don Fernando Benigni, 75 anni, di Guatamello di Narni, nei prossimi giorni dovrà abbandonare, dopo 17 anni, la Chiesa di San Giovannino in piazza della Repubblica. Gli lo ha comunicato domenica mattina, a sorpresa, Don Salvatore, il vicario del Vescovo.
«E io obbedisco. A Gesù Cristo non posso dire di no dice Don Fernando che domenica sera, alle 17, ha officiato, probabilmente, la sua ultima messa a San Giovannino sono prete da ormai 51 anni e quindi conosco le regole del gioco. Sono stato trasferito alla chiesa di santa Maria della Misericordia, a Borgo Bovio, una Chiesa e un quartiere importante. Non nascondo che mi dispiace andare via. Ormai San Giovannino era la mia casa e la gente che veniva a tutte le ore la mia famiglia. Ma noi siamo soggetti a questi cambiamenti. Io sono vecchio e credevo di finire nella mia chiesetta del centro». Don Fernando Benigni a Terni è conosciutissimo. La sua è una storia ricca di avvenimenti importanti. In centro era ormai diventato il prete della piazza. «Al Vicario ho chiesto di darmi il tempo giusto per il trasloco. Non è facile cambiare tutto alla mia età. Io non mi arrendo. Continuerò la mia missione in mezzo alla gente di Borgo Bovio. Conosco la vita di quartiere». Fernando Benigni ha studiato Teologia al Liceo di Assisi. Dopo essere stato ordinato sacerdote da Monsignor Dal Prà ha iniziato la sua vita pastorale prima al villaggio Matteotti, nella chiesa di San Gabriele, (dal 1966 al 1978), poi è stato trasferito ala chiesa di San Salvatore dove insieme ad alcuni parrocchiani ha fondato Rifugio sole, il primo centro di accoglienza a Terni per emarginati e tossicodipendenti. «E lì conobbi Don Pierino Gelmini che ancora non aveva fondato la Comunità incontro. Sapeva del nostro centro e mi ricordo prese l'abitudine di venire a dire messa da noi la notte di Pasqua. Capii da subito che lui era sensibile al problema della tossicodipendenza e dell'emarginazione». Un momento importante della vita di Don Fernando Benigni è quando decise di partire come missionario per l'Africa, destinazione il Congo. Era l'agosto del 1988. «Convinsi io il Vescovo di allora Monsignor Gualdrini. Gli comunicai la mia decisione e dopo tanti colloqui lui accettò la mia scelta. In Africa ho vissuto sei anni. Ricordo che quando patìì a Fiumicino mi accompagnarono in tanti. Cittadini qualunque, operai delle acciaierie. Partii pieno di roba, viveri, coperte ed indumenti. Quel giorno non lo dimenticherò mai. All'aereoporto mi accompagnò proprio Gualdrini». Il Prete rosso nell'Africa nera scrisse in un pezzo sul Messaggero Marcella Calzolai, annunciando la partenza. Da quell'esperienza nacque un libro composto dalle lettere che don Fernando scriveva, Lettere dall'Africa.
Ma è davvero comunista Don Fernando Benigni? «Gesù di sicuro era un rivoluzionario e i principi cristiani sono vicini all'ideologia comunista. La fratellanza, la vicinanza ai poveri, ai diseredati, agli emarginati sono punti di contatto tra le due ideologie». Don Fernando Benigni ha insegnato anche religione nelle scuole ternane, al Liceo Galilei in centro e all'Istituto tecnico industriale di via Battisti. L'anno scorso prese posizione quando il Vescovo monsignor Giuseppe Piemontese decise, a San Valentino, il 14 febbraio, di trasferire l'urna del santo Patrono nella Cattedrale. «Non è vero che sono un prete scomodo, sempre controcorrente conclude Don Fernando io sono dalla parte delle gente e quella decisione ai parrocchiani di San Valentino non era piaciuta affatto. Io sono così».
 
Martedì 5 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 17:46

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