Terni, Azione cattolica
«Il sindaco ha rotto
il patto coi ternani»

Luca Diotallevi
«Pensare che quella del vescovo sia un’omelia (il testo completo) che assolve il sindaco è un errore. Per rendersene conto basta soffermarsi sul testo. Un testo letto in pubblico ed a disposizione di tutti sul sito web della diocesi». Così il professore di Sociologia all'Università di Roma Tre Luca Diotallevi, presidente di Azione cattolica di Terni, commenta le parole di Piemontese pronunciate in occasione del pontificale di san Valentino.
Eppure l’intervento del presule viene già utilizzato per sollecitare altri interventi a sostegno del sindaco. Come mai?
«Difficile dirlo. Il testo è chiaro: parla di una catena di scelte sbagliate lunga decenni, da questa non si possono certo escludere gli ultimi dieci anni. Mi lasci usare una immagine: chi è entrato in una casa che andava a fuoco, se non solo non ha spento le fiamme, ma queste anzi sono aumentate, non ha una responsabilità, ma due». 
Ma il passaggio che invita tutti a non cercare facili capri espiatori è stato letto come un atto che assolve il primo cittadino, non crede?

«Affermare che l’attuale sindaco sia l’unico responsabile sarebbe empiricamente scorretto, ma questo non lo assolve affatto dalle sue precise responsabilità. Il sindaco in carica è responsabile delle cose che poteva e doveva fare e che invece non ha fatto. Non è entrato in carica ieri mattina, ma quasi dieci anni fa». 
Il sussulto di orgoglio invocato dal vescovo è stato letto come un invito ad andare avanti, nonostante le difficoltà, per evitare le elezioni anticipate a maggio.
«Una lettura che ancora una volta si infrange contro un testo assai chiaro. Certamente è un invito ad andare avanti, e precisamente – si dice nell’omelia – lungo la strada della democrazia e della responsabilità, ma è difficile negare che quello elettorale sia un modo per esercitare democrazia e responsabilità. Né colpi di spugna né violenze, anche solo verbali, ma un severo esame di coscienza e una rinnovata pratica di democrazia e di responsabilità. Il testo non esclude alcuno dei modi coerenti con queste condizioni. E non sfugga neppure che il vescovo richiama anche la comunità ecclesiale ad interrogarsi sulla difficile situazione della città, a riconoscere le proprie responsabilità ed a correggersi». 
Quindi non ci sarà nessun effetto domino come sperano i sostenitori del primo cittadino che ora si attendono altre prese di posizione sull’argomento dissesto?
«A me pare che questo sia il momento della responsabilità proprio perché il patto di responsabilità della amministrazione comunale nei confronti dei cittadini è stato almeno in parte infranto. Per anni i ternani saranno amministrati in parte non piccola da commissari che non potremo scegliere né revocare e questo avviene a causa del dissesto, avviene come conseguenza di scelte che avevano alternative, ma alternative che sono state scartate da questa amministrazione e dalle precedenti. L’invito alla responsabilità non è dunque a chiudere un occhio, ma aprirli tutti e due. Come può appellarsi alla responsabilità chi le ha inferto le ultime ferite di una lunga serie sino a compromettere la piena autonomia amministrativa del Comune? Al contrario la responsabilità cui si richiama nell’omelia è un diritto ed un dovere dei cittadini, singoli ed associati, e va esercitata nelle forme più efficaci che la democrazia consente. Quella delle elezioni non è l’unica scelta possibile, ma certo è una tra le più ordinarie ed efficaci. La omelia non dice quale strumento adottare, ma chiede di essere efficaci e tempestivi». 
Il dato degli ultimi 30 anni, riferito alle cause del dissesto, è talmente analitico che nemmeno i revisori dei conti si sono spinti così in là.
«I problemi non sono iniziati ieri, ma non si nega che si sono progressivamente aggravati».  
In generale cosa pensa di questa omelia?
«Che non è innanzitutto un messaggio politico. Riflette sulle Scritture e sulla storia della Chiesa e della città. La situazione politica e più in generale civile di Terni vi occupa solo una delle quattro sezioni, e del resto sarebbe stato grave tacerne. Gesù Cristo si è fatto uomo e chi lo segue non può certo disinteressarsi delle persone e delle loro vite. Se non gli piace farlo, è meglio che si cerchi un altro dio. L’esempio di san Valentino è chiaro: rispetto e franchezza verso tutte le istituzioni, ma la vita della intera cittadinanza come prima preoccupazione, anche per un vescovo».
Marted├Č 13 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:42

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