Twitter, 48 milioni di profili non sono account di persone vere

di Antonio Bonanata
Attenti utenti di Twitter, dietro quel “mi piace” o quel ritweet che avete ricevuto potrebbe non esserci una persona vera. Secondo una recente ricerca, realizzata dall’University of Southern California, risulta che fino al 15 per cento degli account attivi sul celebre “social del cinguettio” non è gestito da individui in carne ed ossa ma da programmi informatici, a metà strada tra i fake e l’ultima frontiera del social networking.

L'allarme verrebbe attenuato dal fatto che molti di questi profili (circa 48 milioni degli oltre 319 milioni attivi mensilmente) svolgerebbero funzioni “positive”, dall’allertare gli altri account di calamità naturali al raccogliere i punti di vista dei clienti relativi a vari servizi resi. Per effettuare lo studio, e scovare i profili gestiti da programmi, i ricercatori informatici si sono avvalsi di 1150 contenuti (followers, menzioni, ritweet, ecc...), suddivisi in sei gruppi. Tra questi, anche i contenuti dei singoli tweet, diverse manifestazioni di apprezzamento (dal classico “mi piace” a risposte più o meno aggressive), gli schemi di legami tra i vari account e la cronologia dell’attività del profilo.

«Abbiamo confrontato il quadro di classificazione usando un set di dati a disposizione del pubblico di account pseudo-reali» scrivono gli autori dello studio. «A questi, poi, si aggiunge una raccolta ragionata, fatta a mano, dei profili attivi su Twitter, che comprende sia persone che programmi variamente sofisticati». Incrociando tutti questi dati e sintetizzando i risultati, emerge che «gli account gestiti dai programmi vanno dal 9 al 15 per cento di tutti gli utenti attivi, circa 48 milioni di profili». Resta però il fatto che – pur non godendo di una buona opinione, data l’associazione automatica che solitamente si tende a fare tra programma informatico e fake – l’uso di questi pseudo-profili, come ha evidenziato la stessa ricerca, possa essere in alcuni casi utile: si pensi, ad esempio, agli avvisi in caso di calamità naturali, come terremoti, tsunami, qualità dell’aria; oppure, al monitoraggio delle opinioni dei clienti in merito a un determinato servizio erogato.

Gli autori dello studio hanno anche notato che i programmi più avanzati riescono addirittura ad emulare il comportamento umano, con tutto ciò che questo comporta in termini di diffusione di notizie false, propaganda terroristica, manipolazione del mercato, indiscrezioni e teorie complottiste. Esattamente quello di cui non avremmo bisogno, verrebbe da dire, in tempi di fake news; a meno che questi programmi vengano impostati proprio per scovare il falso che viene messo in rete.
Domenica 12 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 13-03-2017 19:10

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