Smartwatch, scatta l'ora del lusso: da Tag Heuer a Montblanc, orologi intelligenti ma con stile

di Andrea Andrei
Smart, ma con stile. D'altronde doveva succedere: quello che in molti etichettavano come l'ennesimo accessorio da nerd incallito, degno dei film di fantascienza anni 80, è in realtà diventato nel giro di pochi anni un dispositivo di cui in tanti non sanno fare più a meno. E così gli smartwatch oggi non sono più prodotti solo dalle aziende hi-tech come Apple e Samsung, ma sono un trend in ascesa anche fra i marchi storici di orologeria.

Per chi vuole avere ogni notifica a portata di polso senza rinunciare all'eleganza, negli ultimi giorni sono arrivate sul mercato diverse alternative. Ultima in ordine di tempo (è solo un modo di dire, ovviamente) è il Tag Heuer Connected Modular 45. L'azienda svizzera è alla sua seconda generazione di orologi intelligenti, e come suggerisce il nome, si tratta in questo caso di un orologio modulare e quindi completamente personalizzabile. Il tratto comune è solo la cassa, con incisa fieramente la scritta swiss made. Per il resto si può scegliere se prendere la versione dotata di processore Intel Atom Z3400 oppure quella con meccanismo tradizionale (il cronografo si chiama Tourbillon ed è estremamente costoso, ma c'è anche un più classico sistema automatico con datario). È dotato di uno schermo Oled con vetro in zaffiro, e la caratteristica principale è forse la resistenza all'acqua (fino a 50 metri di profondità), oltre al gps integrato che permette di registrare gli allenamenti senza portare con sé il cellulare e alla tecnologia Ncf con la quale si possono effettuare pagamenti tramite Android Pay. Ma, come si dice, chi bello vuole apparire un poco deve soffrire: a causa della spessa cassa in metallo il Modular 45 è sprovvisto di connettività 4G e di lettore per il battito cardiaco. L'interfaccia può essere personalizzata secondo il proprio stile. Un vezzo comunque costoso: per la versione base del dispositivo ci vogliono 1.600 euro.

L'ICONA
Un marchio che è invece all'esordio nel settore smartwatch è Montblanc, che ha presentato Summit, un orologio realizzato in collaborazione con Google dal design elegantissimo, ispirato alla collezione 1858. Anche il Summit è dotato di un vetro zaffiro leggermente bombato e di un'ampia gamma di cinturini per circa 300 combinazioni. Ha il processore Snapdragon Wear 2100 di Qualcomm e una versione del sistema operativo Android Wear 2.0 (l'ultima uscita) personalizzata Montblanc. È resistente ad acqua e polvere ed è dotato di cardiofrequenzimetro. Sarà disponibile da maggio a 870 euro nella versione base.

E mentre anche Hugo Boss e Tommy Hilfiger hanno annunciato l'arrivo dei rispettivi orologi intelligenti in piattaforma Android, c'è un brand che alla nuova tendenza ci crede moltissimo e che si prepara a dichiarare guerra sia a Google che ad Apple (la quale, stando all'ultimo Worldwide Watch Study di Vontobel già nel 2015 figurava come la marca d'orologi più venduta dopo Rolex). Si tratta di Swatch: l'azienda svizzera sta infatti lavorando allo sviluppo di un proprio sistema operativo per smartwatch, che punterà soprattutto sulla sicurezza dei dati degli utenti (è pensato per i pagamenti) e sulla durata della batteria. Per vedere il software in azione bisognerà però attendere la fine del 2018, quando dovrebbe essere commercializzato su un orologio Tissot.

Per Fossil nessuna novità in arrivo, ma l'azienda texana ha già una sua linea di smartwatch, che annovera i modelli Q Wander, Q Marshal e Q Founder e che supporta l'aggiornamento ad Android Wear 2.0. Ma se molte aziende hanno deciso di fare il salto nel mondo degli smartwatch, altre invece ci hanno ripensato. È il caso di Swarovski, che avrebbe dovuto svelare il suo orologio intelligente dedicato alle donne ma che ha deciso di rinviare l'annuncio a data da destinarsi (la società ha detto solo di «non essere ancora pronta») e di Michael Kors, i cui due modelli Access Bradshaw e Dylan sono stati immessi sul mercato e ritirati dopo pochi mesi.

I DATI
In effetti le notizie che arrivano dal settore sono contrastanti. Se da una parte infatti la società di analisi Canalys prevede che il mercato degli smartwatch guadagnerà il 18% nel 2017 e raddoppierà entro il 2020, anche sulla scia delle buone vendite di Apple (che rappresentano circa l'80% del settore), d'altra parte si assiste alla crisi di aziende come Pebble e Fitbit. C'è da capire quale influsso porterà l'ingresso dei marchi storici di orologeria nel settore.

Certo non manca chi fa notare i limiti dell'operazione: lo smartwatch, essendo un prodotto essenzialmente tecnologico, per sua stessa natura è destinato a diventare un prodotto obsoleto nel giro di pochi anni. Un concetto che ben poco si concilia con quello che da sempre i grandi marchi di orologeria si impegnano a comunicare: un prodotto che sia eterno, da tramandare, che sopravviva ai capricci passeggeri delle mode, che a un'elettronica (e poi a un'informatica) continuamente in obsolescenza contrappone la sicurezza granitica della meccanica, del perfetto e inesorabile ticchettìo delle lancette.

C'è poi la questione economica: il prezzo degli smartwatch di lusso non è certo alla portata di tutti. Come a dire che scendere in un'arena di consumo come quella degli smartwatch non significa voler far presa su un segmento di pubblico altrettanto vasto, ma è piuttosto un modo per attrarre nuovi clienti verso i modelli storici. Lo dimostra la campagna pubblicitaria di Tag Heuer, che per il Modular 45 ha scelto un testimonial decisamente pop, un elegantissimo Alessandro Roja che si muove fra i vicoli di piazza Navona proprio come quel Dandy della Banda della Magliana che ha rappresentato con successo nella serie tv di Romanzo Criminale. Ma che siano smart o no, orologi simili restano roba da ricchi.

andrea.andrei@ilmessaggero.it
Twitter: @andreaandrei_

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Luned├Č 20 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 22-03-2017 13:33

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