Safer Internet Day, nasce la Carta di Roma per proteggere i minori dai rischi del web

Dalla famiglia allo Stato, passando per la scuola e le associazioni: proteggere dai pericoli di internet i minori, che vivono su chat e social network grazie a uno smartphone sempre in mano, è un dovere che riguarda tutti. L'appello a unire le forze contro il cyberbullismo e gli abusi sessuali online arriva dal Telefono Azzurro con la "Carta di Roma" lanciata in occasione del Safer Internet Day, la Giornata mondiale per la sicurezza in rete promossa dalla Commissione europea e celebrata in oltre 100 nazioni. Articolata in 25 punti, la Carta richiama tutti alle proprie responsabilità. In primis la politica, con la revisione delle norme contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali ai danni dei minori, quelle a protezione dei loro dati personali, e con la tutela delle vittime nella legge sul cyberbullismo.

Emergenza, questa, avvertita sia nella maggioranza che tra le opposizioni, con l'M5S che annuncia una sua proposta di legge. Sul fronte della giustizia penale si sottolinea l'importanza di magistrati e forze dell'ordine specializzati, così come del recupero di sex offender e pedofili nelle carceri. A fare scudo sono chiamati anche i cittadini, che vanno sensibilizzati, mentre alle aziende si chiede di mettere la sicurezza dei minori alla base dello sviluppo di prodotti e servizi. Per difendere i ragazzi servono leggi 'ad hoc', ma prima ancora un bagaglio di conoscenze e competenze digitali tra i docenti e nei genitori, che non sempre hanno familiarità con la tecnologia. «La scuola sta facendo la sua parte», anche grazie a «un esercito di 8mila 'animatori digitalì tra i docenti», assicura il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, che ha lanciato la campagna contro il cyberbullismo dando un messaggio chiaro ai giovani: «non siete soli, le vittime parlino». «La rete, ragazzi, è uno spazio di libertà, sappiatelo usare! Non datela vinta ai bulli», è il messaggio della presidente della Camera Laura Boldrini. Più difficile l'educazione digitale di bambini e adolescenti nelle case, con 23 milioni di italiani che non hanno mai usato internet. «L'alfabetizzazione informatica non può essere lasciata al destino, serve intervenire come si è fatto con la campagna di alfabetizzazione nei primi del Novecento», sostiene Silvia Costa, presidente della commissione Istruzione dell'Europarlamento.

Per Riccardo Luna, digital champion del governo Renzi, «molto può - e deve - fare la Rai, che entra nelle case di tutti», proprio come ha fatto negli anni Sessanta insegnando l'italiano con il maestro Manzi. Dello stesso avviso Enrico Costa, ministro per gli Affari regionali con delega alla famiglia: «I genitori devono essere formati per poter educare i minori. Prima ancora delle norme viene la cultura». Le norme, però, servono. «Occorre mettere mano a internet, che è uno spazio libero ma la sua libertà», compresa la tutela della privacy, «finisce quando entra in gioco la tutela dei bambini», evidenzia il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, secondo cui «servono sinergie e serve più coraggio», lavorando per fare dell'Italia un modello per la tutela dei minori.
Marted├Č 9 Febbraio 2016 - Ultimo aggiornamento: 11-02-2016 17:11

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