Paolo Nespoli e la tuta ad acqua contro le radiazioni cosmiche: gli esperimenti italiani sulla stazione spaziale

di Paolo Ricci Bitti
Chissà di che cosa deve fatta un'armatura per gli astronauti come Paolo Nespoli per proteggerli dalla radiazioni cosmiche durante le lunghe missioni in orbita, magari quando si scatenano le peggiori tempeste solari? Di kryptonite? Di adamantio? No, di acqua, che poi, se alla fine ti viene sete o devi fare il bucato, puoi anche berla o lavare i calzini. Il prossimo italiano nello spazio sperimenterà dal prossimo maggio la tuta Perseo, ovvero un'armatura di tessuto che ingloba sacche d'acqua dello spessore di 6 centimetri.

«Bastano, secondo le nostre ricerche - dicono Andrea Ottolenghi, Giorgio Baiocco, dell'Università di Pavia, e Cesare Lobascio, di Thales Alenia Space -  per impedire alle radiazioni cosmiche di causare danni alle cellule del corpo umano. Grazie a Paolo Nespoli, che ci farà da cavia, analizzeremo l'acqua durante e dopo l'esperimento potendo così fornire indicazioni preziose non solo per le missioni di lunga durata in orbita...»
«ma anche - interviene lo stesso astronauta, soppessando il giubbotto ad acqua - durante i futuri viaggi interplanateri che duraranno ancora di più, ad esempio quelli diretti a Marte. Non vedo l'ora di provare questa tuta, nata da un'idea che mi sembra geniale. Insomma, lo sapete, noi astronauti della stazione spaziale internazionale continuiamo a fare da cavie per i nostri futuri colleghi e per il resto degli uomini, perché ogni esperimento ha ricadute sulla nostra vita di tutti giorni. Come si dice, è un duro lavoro, ma qualcuno lo deve pure fare. E' strano, nell'immaginario collettivo gli astronauti sono spesso visti come supereroi, invece almeno un quinto del nostro tempo sull'Iss lo passiamo facendo gli idraulici, gli elettricisti, i meccanici perchè non è che lassù poi chiedere il pronto intervento di qualcuno dalla Terra».
 
Paolo Nespoli, 59 anni benissimo portati e una vita che era già un'avventura prima di diventare un astronauta per l'Agenzia spaziale europea e per l'Agenzia spaziale italiana, partirà a fine maggio per la sua terza missione in orbita, la seconda di lunga durata, ovvero quasi sei mesi a 400 km di altezza sfrecciando 16 volte al giorno a 28.800 km orari in quel “camper” vasto come un campo da rugby che rappresenta la più complessa realizzazione nella storia dell'uomo e che riunisce un'alleanza unica fra i 16 nazioni, comprese quelle superpotenze che sulla Terra tengono le distanze.
 

La missione Expedition Nasa-Asi 52/53 è stata battezzata Vita e sarà rappresentata da un logo realizzato dalla designer foggiana Elena Damato, dell'Esa, sede di Frascati, partendo dall'idea filosofica del Terzo Paradiso del pittore e sculture Michelangelo Pistoletto, fra i più apprezzati della cosiddetta "arta povera".


Paolo Nespoli sarà impegnato a seguire più di 200 esperimenti per conto di queste nazioni, ma almeno 10 sono totalmente “made in Italy" con il coordinamento dell'Agenzia spaziale italiana, come è stato ricordato nella sede dell'Asi a Tor Vergata da Marino Crisconio, Giovanni Valentini, dell'Asi, e Roland Luettgens dell'Agenzia spaziale europea. Davanti a loro 200 alunni delle scuole medie romane che sono stati rapiti dell'entusiasmo che Nespoli è sempre capace di innescare anche ai loro fratelli maggiori, ai loro genitori e ai loro nonni quando racconta delle sue esperienze in orbita e di quel magnifico pianeta azzurro “così bello e così fragile su cui non si vedono i confini delle nazioni che non dovrebbero mai dividere il genere umano".  La sua voglia di condividere emozioni sarà un bel viatico per noi terrestri nei sei mesi della sua missione.

GLI ESPERIMENTI
Dal mini laboratorio di analisi mediche portatile agli effetti della micro gravità sulle cellule staminali: sono tutti dedicati alle scienze della vita i dieci esperimenti tutti sviluppati in Italia e incentrati sul tema della Vita. Già ben visibili le ricadute immediate, a breve e lunga scadenza per la medicina, la tecnologia, l'agricoltura (anche quella destinata a essere utilizzata durante i viaggi spaziali e su Marte). Del resto da parte degli aziende e degli investitori terrestri pubbici e privati c'è la corsa a fare esperimenti nello spazio: per ogni dollaro investito se ne ricavano da tre a dieci.

Si chiama Nanoros, l'esperimento ideato dall'Istituto Italiano di Tecnologia per studiare i possibili effetti antiossidanti delle nano particelle e uno dei 4 inseriti sotto il nome di Asi Biomission. Sono esperimenti caratterizzati dallo studio degli effetti della microgravità e delle radiazioni sulle cellule e comprendono anche Corm, guidato dall'università di Firenze, Myogravity, dell'università d'Annunzio di Chieti-Pescara, e Serism, del Campus Bio-Medico di Roma. Gli altri sono In-Situ, un mini laboratorio di analisi biomediche portatile ideato dall'università di Bologna pensato per monitorare lo stato di salute degli astronauti attraverso un semplice prelievo di saliva che permette di fornire fino a 9 parametri vitali (un test che potrebbe aiutare moltissimo in paesi sottosviluppati dove mancano infrastrutture sanitarie), Aramis, una App di realtà aumentata per aiutare il lavoro degli astronauti sviluppata da Thales Alenia Space (Thales - Leonardo Finmeccanica), Orthostatic Tolerance, uno specifico programma di allenamento fisico per prevenire problemi scheletrici guidato da Irccs San Raffaele Pisana di Roma, Perseo, come già scritto, una sorta di giubbetto anti-radiazioni pieno d'acqua ideato dall'università di Pavia, e Multi-Trop per lo studio della crescita delle piante a gravità zero ideato dall'università Federico II di Napoli, con il coordinamento della professoressa Giovanna Aronne, e con il Liceo scientifico Silvestri di Portici, con il coordinamento della professoressa Pina Russo. Un esperimento particolarmente affascinante anche in prospettiva della colonizzazione della Luna e di Marte, nonché dell'approvvigionamento di cibo sulle navi spaziali: verranno piantati semi per capire in che direzione si sviluppano le radici in condizioni di microgravità.

A questi esperimenti si aggiungono altri test che Nespoli potrà svolgere nel corso dei suoi sei mesi di missione e sono: Arte e Isspress, sviluppati da Argotec, Mini-Euso, dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e Lidal, dell'università di Tor Vergata.

La sua giornata di lavoro si snoderà dalle 7,30 alle 20,30, ovvero 13 ore di test e impegni scientifici e tecnici, con una pausa pranzo di un'ora: per sua fortuna anche per lui, come già per Luca Parmitano e per Samantha Cristoforetti, il vitto non sarà russo o, non tanto meglio, americano, ma comprenderà piatti della tradizione italiana come lasagne e tiramisu, anche se poi la mancanza di forni, fornelli e frigoriferi non li fa rendere al massimo (ma russi e americani li guardano comunque come miraggi). Confermata inoltra l'ambita possibilità di fare una pausa davanti alla macchinetta del caffé Isspresso: troppi svaghi a bordo non ce ne sono e ancora meno tempo libero, anche la vista della Cupola - per quanto suggestiva e senza prezzo - è sempre diretta verso lo stesso soggetto, così diventa importante per gli astronauti trovarsi a fare due chiacchiere davanti alla macchinetta che tanto macchinetta non è, visto che l'Argotec di Torino ha dovuto comprimere in un cubo di 40 centimetri di spigolo la tecnologia di compressione dei fluidi usata anche per l'estrazione del petrolio dalle più remote profondità. 


 
Giovedì 24 Novembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 16-08-2017 11:00

© RIPRODUZIONE RISERVATA
COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti
  • 17
QUICKMAP