Gli esperti di Facebook: «Il social può far male, ci si chiude in se stessi»

di Andrea Andrei
Li abbiamo accolti con diffidenza, li abbiamo scoperti con curiosità, abbiamo cominciato a usarli con entusiasmo, e infine li abbiamo lasciati entrare nelle nostre vite quasi senza accorgercene. E così i social network, dall'essere semplici e apparentemente innocue piattaforme online sono diventati ben altro. Hanno modificato in maniera radicale i nostri rapporti sociali, si sono trasformati in database perenni e costantemente aggiornati della nostra quotidianità, raccoglitori di momenti, di emozioni, di svago, di sentimenti. Sono diventati sottofondo di relazioni amorose, di amicizie vere, presunte e virtuali, teatro per il nostro esibizionismo e misuratori infallibili del nostro narcisismo, quantificabile scientificamente tramite pollici insù, cuoricini e faccine.

IL LATO OSCURO
Quando abbiamo infine riconosciuto che quegli strumenti avevano anche un lato oscuro, sulle nostre bacheche non apparivano più solo messaggi di studenti universitari e adolescenti che si scambiavano consigli su dischi e libri, ma anche le foto di nonni e genitori, i commenti dei datori di lavoro, i comunicati delle istituzioni, le preghiere dei pontefici e le dichiarazioni dei presidenti degli Stati Uniti. Ebbene, quando ci siamo accorti che dall'entusiasmo eravamo passati alla dipendenza, e che dal bisogno di comunicare qualcosa eravamo arrivati alla necessità di comunicare e basta, sentendoci sempre più soli e finendo col trascurare le relazioni vere, ecco, allora Facebook era già una delle aziende più potenti al mondo. Ed è proprio dalla stessa Facebook che adesso arriva l'allarme. Prima in via ufficiosa, quando cioè alcuni ex dirigenti dell'azienda hanno cominciato a criticare la piattaforma e le sue dinamiche (fra gli altri, l'ex presidente Sean Parker, l'investitore Roger McNamee e l'ex manager Chamath Palihapitiya, che ha addirittura sentenziato: «Abbiamo creato strumenti che stanno facendo a pezzi il tessuto sociale»), poi anche in via ufficiale, con uno studio svolto da due ricercatori dello stesso social network.

«Passare il tempo sui social media ci fa male?», si sono chiesti David Ginsberg e Moira Burke, «Sono domande cruciali per la Silicon Valley e per entrambi - scrivono -. Come genitori, ognuno di noi si preoccupa del tempo che i nostri figli trascorrono sui social e di ciò che potrà voler dire connessione tra quindici anni. Ci preoccupiamo anche di passare troppo tempo sui nostri telefoni quando dovremmo prestare attenzione alle nostre famiglie».

I RISCHI
In effetti, basta osservare il proprio quotidiano per imbattersi in gruppi di ragazzi silenziosi ma con i volti illuminati dalla luce dei display o per ritrovarsi a discutere con i colleghi seduti alla scrivania accanto tramite commenti sotto i post in bacheca.

Sebbene concludano che molto dipenda dall'utilizzo che si fa della tecnologia, i due ricercatori rilevano che «in generale, quando le persone passano molto tempo a consultare passivamente le informazioni altrui, leggendole senza interagire con le persone, alla fine il loro umore peggiora», visto che questa attività «potrebbe portare a un confronto sociale negativo», causato sia dal fatto che i profili degli altri sembrano riflettere sempre vite migliori della nostra, sia perché il mezzo inibisce il coinvolgimento sociale. Insomma, se l'orto del vicino è più verde del mio, tanto vale che me ne rimanga chiuso nel mio, di orticello.

ASPETTI POSITIVI
All'interno della ricerca vengono comunque spiegati anche i lati positivi dei social network, come l'interazione attiva fra le persone e la condivisione di messaggi, post e ricordi comuni, oltre agli effetti virtuosi come il diffondersi della solidarietà: «Facebook è un luogo in cui le persone si incontrano nei momenti di bisogno, dalle raccolte di fondi per soccorsi in caso di calamità fino ai gruppi per trovare un donatore di organi». Ciò detto, il fatto che Facebook abbia riconosciuto l'esistenza di alcuni suoi lati oscuri rappresenta un punto di svolta.
La piattaforma sta infatti attraversando un periodo di profonda riflessione, e non solo sui suoi effetti sociali. Il social di Mark Zuckerberg ha recentemente inasprito la lotta alle fake news, per evitare che il dilagare incontrollato delle bufale potesse minare la fiducia dell'immensa comunità di utenti, che ha superato lo scorso giugno quota due miliardi. Due miliardi di persone che, ricerche ufficiali a parte, possono sfruttare questa occasione per riflettere su sé stesse, affinché sia la tecnologia a riflettere loro, e non il contrario.

andrea.andrei@ilmessaggero.it
Twitter: @andreaandrei_
Domenica 17 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 21-12-2017 12:21

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