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Tecnologia

Dl intercettazioni, blogger in allarme
Esperto: «Il dovere di rettifica? Già esiste»Il provvedimento creerebbe solo confusione, visto che è già tutto stabilito nella Costituzione e nel codice penale |

ROMA (16 giugno) - Allarme dalla blogsfera per il disegno di legge sulle intercettazioni. Critiche in particolare alla parte che disciplina l'istituto della rettifica che, in caso di approvazione definitiva, si estenderebbe anche a tutti i siti Internet, blog compresi.
L'istituto della rettifica. In particolare, tra i passaggi sotto accusa del comma 28 dell'articolo 1 del ddl, l'obbligo per il responsabile di qualsiasi sito informatico (e quindi non solo delle testate giornalistiche online) alla rettifica, secondo quanto prevede la legge sulla stampa (n. 47 dell'8 febbraio 1948), fino a ipotizzare la cancellazione del testo ritenuto diffamatorio. Se si omette di adempiere a quest'obbligo entro 48 ore (come avviene appunto per le testate giornalistiche), il responsabile del sito verrebbe condannato ad una sanzione pecuniaria.
«È un provvedimento superfluo - dice Andrea Monti, esperto di diritto della Rete e presidente dell'Alcei, l'associazione per la libertà nella comunicazione elettronica interattiva -. L'articolo 27 della Costituzione, al comma 1, già prevede un principio generale di responsabilità. Se in un blog c'è un utente che diffama può già essere citato a rispondere penalmente o civilmente».
Cancellazione e reperibiluità. Ci sarebbero però delle novità come la sostituzione dell'obbligo di rettifica con quello della cancellazione del testo ritenuto diffamatorio e la reperibilità delle persone responsabili dei contenuti, con conseguente, eventuale, obbligo di registrazione per chiunque vada in Rete. «Anche questi sono superflui, perché già disciplinati dalla legge vigente - aggiunge l'avv. Monti - Anzi l'obbligo della cancellazione non fa altro che creare una serie di norme in contrasto tra loro, quindi aumentare la confusione e diminuire la tutela effettiva per chi viene diffamato. Inoltre, per quel che riguarda la reperibilità, l'azione della polizia postale ha dimostrato che si può identificare chiunque voglia usare sistemi per mascherare la proprià identità.
Già tutto definito dalal Costituzioone. «In breve - conclude Monti - basta avere come riferimento gli articoli 15, 21 e 27 della Costituzione e rileggere le proposte della maggioranza e dell'opposizione alla luce di questi tre articoli».
Dello stesso parere l'Associazione italiana internet provider, che raggruppa 50 operatori per un totale di 2,5 miliardi e mezzo di fatturato annuo. «Non c'è bisogno di una legislazione aggiuntiva è già tutto definito dal codice penale e dalla Costituzione - afferma il presidente Paolo Nuti -. È un modo grave per mettere un bavaglio ad una forma nuova di comunicazione che mette in crisi il potere. Inoltre, se passasse, questo comma ci danneggerebbe economicamente e non solo per il pagamento dei danni diffamatori: se si sposta la responsabilità di chi compie un illecito al fornitore del servizio o dell'accesso - conclude - di fatto non può che portare alla sospensione di questi servizi».  Martedì 16 Giugno 2009 - 20:24 Ultimo aggiornamento: Venerdì 23 Aprile - 17:21
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