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Bolt, Gay, Powell e Blake: sfida epica tra i più veloci di sempre

ROMA - Il club più esclusivo della velocità si ritrova a Londra. Bolt, Gay, Powell e Blake, uomini nati dal seme dello sprint, sono i superman dei 100 metri, i jet pronti a stupire il mondo con le loro scintille.Eccitano tutti questi quattro campioni che hanno messo in fila il globo, bravi e rapidi come nessun altro pedone: 9”58 Bolt, 9”69 Gay, 9”72 Powell, 9”75 Blake. Lo spettacolo è assicurato con questi pazzeschi protagonisti, con il Fulmine Bolt che nell’agosto 2009 nello stadio di James Cleveland Owens, a Berlino, ha vinto il titolo mondiale correndo in 9”58 alla media quasi automobilistica di 37,578 chilometri orari.

Dietro di lui, quel 16 agosto, a rendergli sofferta la vittoria - mica come a Pechino l’anno prima quando la concorrenza era inesistente e lui si è preso il lusso di sbracciarsi ben prima del traguardo - c’era Tyson Gay. La freccia del Nebraska, trent’anni il prossimo 9 agosto, l’uomo che non parla mai e non ride mai e che nel 2007 ha vinto tre titoli iridati a Osaka, ha cercato disperatamente di resistere allo strapotere di Bolt. Alla fine s’è dovuto arrendere pur mettendosi in tasca il secondo tempo mondiale di sempre, 9”71, a soli due centesimi dal record di Bolt a Pechino. Un p’ più dietro, Asafa Powell con 9”84.

È un club speciale, questo, un club di fenomeni che annovera un altro giovanotto che fila come un razzo. Si chiama Yohan Blake e viene anche lui dall’isola della velocità, la Giamaica che rappresenta lo strapotere mondiale dello sprint. Un anno fa, a Daegu, Blake si è fregiato dell’oro mondiale. Bolt quella finale non l’ha corsa perché squalificato per falsa partenza. Di certo, il Fulmine non avrebbe avuto vita facile. Blake, che fa parte dello stesso gruppo di Bolt e divide con il campione olimpico il coach, Glenn Mills, è stato soprannominato proprio dal suo compagno The Beast, la bestia. Nome davvero significativo. Blake un mese fa ha mandato al tappeto Bolt: ai Trials giamaicani a Kingston ha vinto due volte, 100 e 200 metri - 9”75 e 19”80 - mostrando la sua splendida condizione e mettendo a nudo i guai di Usain.

La finale di Londra, la sera del 5 agosto, è comunque affare loro. Bolt è il padrone della velocità, a Pechino ha vinto superbamente tre medaglie d’oro firmando tre straordinari record del mondo (9”69, 19”30 e 37”10 con la 4x100). Il Fulmine vuole entrare nella leggenda che dista, nei 100 metri che sono un simbolo delle Olimpiadi come lo è la maratona, 41 passi, quelli che finora ha ballato senza apparente difficoltà ma adesso sembrano durissimi. Blake è il rivale più ostico, Tyson Gay ci proverà ma lui non è certo il corridore di due anni fa perché il male all’anca patito nel 2011 non lo ha lasciato completamente. Allora, a dare l’assalto al podio, ci proverà Justin Gatlin, il redivivo Gatlin che a trent’anni anche lui e con uno lungo stop per doping alle spalle si propone come l’uomo più rapido degli States con il 9”80 ottenuto ai recenti Trials a Eugene.

È il volta dell’America che corre, un po’ vecchia, con pochi campioni e alla ricerca di novità. Che è, poi, la sorte di tutta l’atletica mondiale che non riesce a rinnovarsi. Manca la freschezza e, insieme, la volontà di percorrere nuove strade, di sacrificarsi andando alla ricerca della grande prestazione. Così, ci tocca tenerci i trentenni, ci tocca vedere ancora uno come Gatlin che le Olimpiadi le ha già vinte, ma otto anni fa sulla pista di Atene quando si è corsa la più veloce finale nella storia di Olimpia con quattro uomini sotto i 9”90. Qual giorno Gatlin, che aveva 22 anni, ha chiuso in 9”85 che era, allora, il quarto tempo di sempre.

Tutti attendono Bolt perché lui è il volto dell’atletica, il Fulmine che diverte lo stadio, l’arco e la freccia. Adesso, però, Usain ha qualche problema da risolvere, qualche guaietto fisico che lo frena. Bolt non è, almeno ora, l’atleta brillante, fresco e spensierato di Berlino 2009 o di Pechino 2008. Blake ha preso il sopravvento, il capitano ha frenato e non solo con lo stop di Daegu conseguente la squalifica. La bellezza fulminante è svanita, l’uomo di Trelawny freme, cerca di tornare il Lampo di sempre. Blake ci crede ma il Fulmine non molla. E sogna il record convincendosi ogni giorno, anche adesso che è in Inghilterra a rifinire la preparazione, che «posso scendere a 9”40 e sotto i 19”». Intanto, sotto i 19” è sceso virtualmente proprio Blake che lo scorso settembre a Bruxelles ha corso in 19”26 con un tempo di reazione di 0”269 (Bolt a Berlino in occasione del 19”19 è uscito dai blocchi dopo 0”133).

Asafa Powell è all’ultima occasione di una carriera che lo ha visto protagonista nei meeting, primatista del mondo a Rieti con 9”74 ma nelle gare titolate prevale l’aspetto emotivo, una sorta di timore reverenziale che lo blocca. È il terzo al mondo, vanta un gran numero di prestazioni sotto i 10” ma quando in palio c’è una medaglia, la sua forza si dissolve.
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Lunedì 23 Luglio 2012 - 09:35    Ultimo aggiornamento: Giovedì Gennaio -
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