dal nostro inviato
Rita Sala
SPOLETO - Provano fino a tardi, al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti, Giorgio Ferrara, direttore artistico del Festival dei Due Mondi nonché regista dell’opera inaugurale Giro di vite di Benjamin Britten, venerdì la «prima» eil giovane maestro tedesco Johannes Debus, classe 1974. Il mistery di razza, firmato Henry James, dal quale è stato tratto il libretto di Myfanwy Piper, vede in palcoscenico architetture gotiche, cipressi, atmosfere rarefatte.
I fantasmi cantano apparendo «come persone normali, ma all’improvviso, dietro le vetrate, all’apertura di una porta» e creando «un’aura claustrofobica, angosciosa, drammatica». Tanto che il regista definisce l’allestimento «una messa funebre solenne». La vicenda, che ha ispirato memorabili film, è davvero cupa e assume aspetti persino scabrosi quando lascia intravedere la possibilità dell’innocenza violata. Due bambini, un maschio e una femmina, subiscono la presenza di un cameriere e di una istitutrice, entrambi defunti, che, presenti al loro fianco in forma fantasmatica, li indirizzano alla malvagità. Preda delle apparizioni, i piccoli si adoperano per nascondere gli spiriti alla nuova governante, che lotta invece per liberarli dalla loro influenza. Il debutto assoluto del lavoro di Britten, considerato tra i migliori del maestro inglese e comunque un capolavoro della musica del Novecento, fu nel 1954 alla Biennale di Venezia.
L’allestimento spoletino si avvale delle scene di Gianni Quaranta (che ha tridimensionalizzato, venendo incontro al desiderio di Ferrara, il quadro di Arnold Böcklin L’isola dei morti) e dei costumi di Maurizio Galante. In buca, per Debus, l’Orchestra Verdi di Milano. «E’ molto forte spiega il regista l’idea del fantasma che appare solo ad alcuni, in questo caso ai bambini. E commuove il tema dell’innocenza sepolta, come recita la frase di Yeats che è stata inserita nel libretto». I bambini-interpreti vengono dall’English National Opera, dove esiste un corso di canto e recitazione espressamente dedicato alla preparazione dei ragazzi che vogliano entrare nel cast del Giro di vite. Ferrara annuncia anche di aver risolto il problema creatosi dopo l’incidente occorso ad Adriana Asti (una caduta con conseguente frattura che obbliga l’attrice a quattro settimane di riposo assoluto).
Asti era in programma a Spoleto con i due celebri monologhi di Jean Cocteau La voce umana e Il bell’indifferente, per la regia di Benoit Jacquot. «Sabato trenta giugno e domenica primo luglio, al Caio Melisso dice il presidente e direttore il maestro James Conlon dirigerà un concerto con musiche di Franz, Zemlinsky e Mendelsshon-Bartholdy. Venerdi 6 e sabato 7 luglio, invece, sempre al Caio Melisso, avremo Charlotte Rampling e Polydoros Vogiatzis nello spettacolo Yourcenar/Kavafis. I due monologhi di Cocteau sono già stati inseriti nel cartellone del prossimo Festival». In Yourcenar/Kavafis, già andato in scena al Teatro delle Muse di Ancona, i due interpreti evocano amore e morte, etica ed estetica, passato e presente attraverso gli scritti di Yourcenar, la prima traduttrice delle poesie di Kavafis in francese, e del grande alessandrino, recitato in greco da Vogiatzis. E l’unione di lingue e voci restituisce al pubblico l’universalità delle rispettive poetiche. Lo spettacolo è diviso in quattro parti tematiche: L’età e la vecchiaia; L’amore; Storia, politica e società; La nostalgia, la morte, la solitudine. Le scene di Lambert Wilson ambientano il tutto in uno dei locali d’ombra, suggestioni sensuali e peccato nei quali Kavafis si è trascinato per anni, cercando (e trovando) ispirazione, volti, corpi, sortilegi.