Cibi&vini, in Cina il summit delle eccellenze Made in Italy

Massimiliano Esposito presidente della Federazione Italiana cuochi in Cina
di Alessandra Spinelli
Il suo cavallo di battaglia è un particolare piatto di spaghetti allo scoglio «Si, ma dentro un calzone al forno, come se fosse un cartoccio. Quando lo porto a tavola è una vera sorpresa. Che sfizio per tutti. Anche se poi qui vanno matti per i classici spaghetti aglio, olio e peperoncino». Qui è la Cina e lui, Massimiliano Esposito (nella foto), masterchef 38enne con una grande carriera internazionale tra gli Stati Uniti e la Cina, è il presidente della Federazione Italiana Cuochi in Cina e ha il coordinamento del nono Summit mondiale della cucina e del vino italiano, un roadshow delle eccellenze del nostro Paese, in programma dall'11 luglio fino al 20 tra Beijng, Changsha e Shanghai.

Organizzato da The I Factor, promosso da Itchefs-GVCI, Stelle d’Italia e ICWF, in collaborazione con l’Agenzia per la Cina, di Unichef consulting e con il patrocinio dell’Ambasciata italiana, il Summit vedrà la partecipazione non solo di alcune grandi aziende del Made in Italy ma anche di alcuni dei migliori cuochi italiani stellati. Sono i magnifici otto capitanati dal mostro sacro Heinz Beck (tre stelle Michelin): Accanto al re della Pergola di Roma ecco Tano Simonato (Tano passami l’olio, Milano), Raffaele Ros (San Martino Scorze’, Venezia, Luciano Zazzeri (La Pineta, Marina di Bibbona Livorno, Paolo Gramaglia (President, Pompei Napoli) Luigi Taglienti (Lume, Milano), Terry Giacomello (Inkiostro, Parma) Enrico Gerli (I Castagni, Vigevano Pavia), tutti con una stella Michelin. Per loro tre giorni di master cooking class per insegnare a cucinare davvero italiano.

GLI ACCORDI
«In Cina amano la nostra cucina, i veri sapori italiani, la nostra millenaria cultura - chiosa Esposito, una carriera tra Usa, Italia e Cina, sei lingue parlate, un divorzio alle spalle e un matrimonio in fiore con Wang Hui, la sua perla - e questo è un volano incomparabile per tutta la nostra economia d’eccellenza». E il Summit è un’imperdibile opportunità per le imprese del Made in Italy agroalimentare e di servizi per la ristorazione interessati a promuovere i loro prodotti e la loro immagine in Cina. Un mercato da 50 milioni di persone. «Non solo - continua Massimiliano Esposito che al Blu di Copenaghen ha cucinato anche per Michelle Obama - tra le novità segnaliamo la creazione di un’App del broadcast Tmall, la piattaforma di scambio commerciale tra produttori e consumatori, del gruppo Alibaba fondato da Jack Ma. Attualmente è attiva per consumatori della Repubblica Popolare Cinese, Taiwan, Hong Kong e Macao, con accesso a produttori internazionali. Ovvero anche ai grandi prodotti italiani di qualità, dalla mozzarella di bufala alle erbe profumate. C’è stato poi un accordo bilaterale tra Italia e Cina: lo Stato cinese ha creato nella sua polizia un reparto speciale che controlla se nei supermercati si vendono i veri prodotti italiani».

MATERIE PRIME
Un paradosso se si pensa alle polemiche suscitate sui pomodori cinesi venduti in Italia come tipici del nostro Sud. «In realtà anche in questo campo ci sono stati accordi bilaterali e una campagna contro i pesticidi dannosi è stata fatta qui in Cina - continua Esposito, uomo Ferrari, China Educational Coordinator Grana Padano/ Prosciutto di Parma, Culinary Director Uni Chef Consulting LTD e Brand Ambassador China Pasta Barilla - Senza contare poi che davvero il gusto dei cinesi per la cucina italiana si sta raffinando. Ora chiedono davvero il meglio del Made in Italy e ci sono bravi cuochi cinesi capaci di cucinare una lasagna perfetta».
Lunedì 10 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 12-07-2017 01:44

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