L'anestesia non fa effetto, paziente si sveglia durante intervento chirurgico

di Federica Macagnone
Un incubo divenuto realtà, un plot degno del film Awake di Joby Harold: Caroline Coote, 48 anni, di Saint-Brélade, in Gran Bretagna ha raccontato i sui momenti da incubo in sala operatoria. Durante un intervento alla cistifellea, l'anestesia non è andata correttamente in circolo e lei si è risvegliata senza però poter muovere un muscolo che le consentisse di fermare i medici: un dolore indescrivibile, un incubo dal quale pensava non si sarebbe più ripresa. Adesso, dopo tre anni di terapia da stress post traumatico, ha deciso di raccontare la sua battaglia legale contro i medici dell'ospedale.



Era il 2012 e Caroline doveva far rimuovere la cistifellea: per farlo si è rivolta ai dottori del Jersey General Hospital e a marzo si è sottoposta all'operazione. Ma qualcosa durante l'intervento è andato storto. Dopo 45 minuti di operazione ha iniziato a riprendere conoscenza ma non riusciva a muovere un singolo muscolo: «Ero sveglia ma non riuscivo a muovermi. Sentivo solo un dolore atroce. Ero disperata – ha raccontato Caroline – L'unica cosa che ho fatto è stata mettermi a piangere».



Secondo i documenti legali depositati al Royal Court di Jersey, Chadwick Taylor, medico anestesista, avrebbe avvertito il team di medici che qualcosa non stava andando per il verso giusto: sette minuti dopo l'inizio dell’intervento il dottore aveva notato un piccolo movimento della sua testa e con diversi minuti di ritardo si sarebbe accorto che la pressione sanguigna della signora Coote stava aumentando. A quel punto avrebbe chiesto al chirurgo James Allardice di fermarsi per controllare il tubo dell'anestetico. Solo in quel momento è stata scoperta una perdita e Taylor avrebbe avvisato il team che la donna avrebbe potuto essere cosciente.



Caroline e la sua équipe di legali hanno denunciato l'ospedale ed entrambi i medici, che hanno negato tutte le accuse dicendo che l'intervento si era attenuto ai criteri riconosciuti e che non esiste alcuna violazione al contratto né negligenza. Inoltre negano di essere responsabili del dolore, delle lesioni o dei danni che la paziente può aver subito. «Poteva sentire le conversazioni e sentiva dolore fisico durante la procedura – si legge nei documenti dell'accusa - Rimase paralizzata dai miorilassanti e non era in grado di attirare l'attenzione. Urlò internamente, pianse ma fu tutto inutile».



«Non si sono accorti delle lacrime che uscivano dai miei occhi né delle accelerazioni del battito cardiaco – ha detto la donna - Quando mi sono svegliata ho iniziato a urlare, ero isterica. Ringraziavo di essere viva ma sapevo che quella era stata un'esperienza con cui avrei dovuto convivere per tutta la vita».



Da allora per Caroline è iniziato un calvario: ha sviluppato disturbi post traumatici da stress, ha una serie di problemi psicologici, ha attacchi di panico, disturbi del sonno e non è più in grado di lavorare.

«Ho paura a uscire di casa – racconta - ho paura di ferirmi, di ammalarmi e di finire di nuovo in quell'ospedale. Non ho assolutamente alcuna fiducia in tutti quei medici. È stato semplicemente orribile».
Venerdì 12 Giugno 2015 - Ultimo aggiornamento: 14-06-2015 09:22

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