In doppia fila con doppia maleducazione

di Raffaella Troili
Belli quelli che «c’è parcheggio,
ma preferisco metterla in doppia
fila per evitare che quelli che la mettono
in doppia fila mi chiudano l’uscita»
Gondra_one

«Suonare al civico 18». Ma pensa un po’... Potrebbe sembrare una gentilezza, una forma di educazione, in realtà il foglietto lasciato semi nascosto sul cruscotto dimostra l’involuzione e la prepotenza di un personaggio tipicamente romano e per questo difficile da combattere: quello che parcheggia in doppia fila, bloccando le altre automobili civilmente posteggiate e che si attarda pure, anzi non ci pensa proprio ad affacciarsi a controllare se quel clacson è rivolto a lui, tanto ha lasciato pure le coordinate, chi deve uscire, correre al lavoro o a un appuntamento, se vuole lo andrà a cercare e lui tronfio, dopo aver con calma cercato le chiavi, non dovrà nemmeno dare spiegazioni: c’era il biglietto…. Cose che accadono tutti i giorni sotto casa o vicino agli uffici. C’è anche chi pensando così di non dar fastidio a nessuno si affianca ai secchioni dell’immondizia, impedendo, dopo varie quanto inutili strombazzate dell’operatore (chi si aspetta che passi un camion dell’Ama, del resto?), la raccolta dei rifiuti che già a Roma ha problemi anche senza sosta selvaggia. Si tratta di un’abitudine antica ma sempre più sfacciata, incivile: chi parcheggia in doppia fila o magari davanti a un cancello o un garage non accetta rimostranze, reagisce piccato, quasi avesse ragione. E se ne va sgommando, prendendosi anche l’ultima parola: «Se, se, ancora coi vigili urbani, tanto se li chiami mica vengono…».
Mercoledì 7 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 02:14

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