Rifiuti, il sogno dei sacchetti con il microchip

di Mauro Evangelisti
Anche i rifiuti
a Roma
si mettono
in doppia fila

@korrado

Tra pochi giorni finiranno le vacanze viennesi per la spazzatura romana. A inizio dicembre termineranno i viaggi dei treni che portano i rifiuti indifferenziati in Austria e da quel giorno Roma non potrà più contare sull’aiuto, ben remunerato, degli inceneritori oltre confine. Significa che Roma e dintorni sono divenuti autosufficienti? Macché. In realtà, la situazione è parecchio complicata e tra aiutini dell’Abruzzo e rifiuti già trattati che vanno un po’ ovunque, perfino in Portogallo, la spazzatura romana non rinuncia ai viaggi per niente low cost. Ma la fine del contratto con l’Austria è importante perché si parlava di rifiuti indifferenziati e non trattati, insomma così come vengono raccolti nei cassonetti, e dunque quei treni alleggerivano l’impatto sui claudicanti impianti romani. Certo, Roma Capitale e Ama, l’altro giorno, ci hanno promesso un futuro imminente radioso, con tanto di porta a porta con puntualità Svizzera e, udite udite, sacchetti della differenziata con i microchip, così pagheremo meno se produrremo meno indifferenziato. Un sogno? Beh, svegliatevi. Per la famosa “tariffa puntuale” che premierà i cittadini più virtuosi bisognerà aspettare il 2020. In quanto al nuovo porta a porta la cui partenza, è stato assicurato, avverrà a febbraio in due municipi, non fatevi prendere dai facili entusiasmi: la gara per l’acquisto dei sacchetti con il microchip non è ancora partita. Eppure all’Ama hanno parlato di febbraio 2018, non 2028.
Sabato 18 Novembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 00:51

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