Il Metodo Dibba anche per bus e buche

di Mario Ajello
«Il viaggio di un bus a Roma è un salto ad ostacoli. Lo sanno bene i passeggeri dell’Atac».
@cobotwitt

Ma non bisogna preoccuparsi troppo di questo, e degli altri problemi di Roma. Perché finalmente è stato inventato il Metodo Dibba, che risolve ogni cosa. E’ stato applicato, in via sperimentale, alla candidatura olimpica di Roma. La volete?, ha chiesto il Dibba - e lo racconta nella sua ultima fatica letteraria: «Meglio liberi» - al suo meccanico, Massimo, e alla moglie, la sora Maria. E i due, insieme al fruttivendolo e all’edicolante, hanno detto: no. E no è stato. E sulle piste ciclabili? Potrebbe decidere, secondo il Modello Dibba, un dentista (magari quello di Di Maio). E direbbe: più piste scivolose e malmesse, uguale più clienti che vengono a rifarsi il grugno sopo la caduta dalla bici. Dunque facciamo molte altre (ma disseminate di arbusti, pozzanghere e bottiglie rotte).

Sul recupero del Tevere che cosa si fa? Decidano le ostetriche (non le ostriche) perché ormai si partorisce anche nelle vasche da bagno, e nelle piscine, ma farlo fare nelle bionde acque del fiume è più comodo e soprattutto più igienico. Sulla derattizzare? Decidano i topi, perché anche loro hanno il diritto all’autodeterminazione. Il Metodo Dibba anche alle buche nelle strade può estendersi. Decida, di nuovo, Massimo il meccanico, coadiuvato però da un traumatologo. E a naso, per chi ancora non l’ha perso precipitando con la moto in una voragine, la soluzione sarà quella di moltiplicarle. In difesa della sana alleanza, remunerativa per la coppia di decisori del popolo, tra ammortizzatori scassati e femori rotti.

mario.ajello@ilmessaggero.it
Domenica 26 Novembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 00:03

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