Il gelo della notte e la coperta arrivata tardi

di Maria Lombardi
Abbandonati a Roma: sotto il portico della basilica il Natale freddo dei senza casa
@enricochessa

Una coperta per chi ha solo l’aria che respira. Almeno una coperta. I cartoni non bastano nelle notti a meno tre e le sciarpe non aiutano ad arrivare all’alba. Un altro giorno è andato, si prega battendo i denti che non sia l’ultimo. Lunedì mattina un somalo di 48 anni non s’è svegliato. Dormiva sul marciapiede di via Magenta insieme ad altri “senza niente”, stretto in un giubbotto che lo scaldava fino a qualche settimana fa ma adesso era troppo poco. Un signore era andato a portargli qualcosa con cui coprirsi, l’ha trovato che non respirava più. Non si sa nemmeno quanti siano i morti di freddo (o di fame) in questa Roma che guarda altrove. Quattro, denuncia il presidente del pd romano. Non ci sono conferme o smentite.

Chi perde la vita sull’asfalto gelido non è nemmeno un numero. Sotto i portici di piazza Augusto Imperatore non c’è che il marmo umido per chi cerca riparo, lungo il muro di via Marsala si dorme allineati e stretti. Un ragazzo sui vent’anni si fa largo tra un sacco a pelo e un plaid, cerca calore nel respiro di chi gli è accanto. Alcuni dormono negli ospedali. Settemila e cinquecento clochard a Roma, ogni anno di più, tremila vivono in strada. Il piano freddo del Comune va troppo piano, protestano i volontari di Sant’Egidio: solo 40 posti in più rispetto all’anno scorso, dovevano essere 230. Fosse arrivata prima quella coperta, il somalo si sarebbe forse salvato e forse noi con lui. Invece ce lo meritiamo tutto questo Natale spelacchiato.
Venerd├Č 22 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 00:05

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