Le notti esagerate del “coatto” in discoteca

di Marco Pasqua
Cerchiamo la felicità 
dentro una bottiglia 
in un privè
@AndreaLondero


C’era una volta il coatto da discoteca che s’accontentava di esibire il suo essere non propriamente espressione di eleganza e raffinatezza limitatamente agli spazi del locale. Ostentava, dall’orologio di lusso che brilla come una stella cometa alla macchina dal motore roboante (magari presa in leasing), perché questo impone la legge di certa nightlife, dove si fa a gara a chi scala di più la piramide social dell’apparire in disco. Ma con l’arrivo dei social e delle famigeratissime storie di Instagram, c’è stata una invasione di foto e video di una volgarità coatta più unica che rara. Si assiste così alla gara a chi ha più ragazze al seguito (belle e appariscenti, perché le altre, per il coatto doc, non meritano di finire nella vetrina social), a chi occupa la posizione migliore nel privè (preferibilmente a 2 centimetri dal dj) e, soprattutto, a chi beve di più. I centimetri, anzi, i litri, sono tutto: vige la regola della bottiglia più grande, meglio se annunciata via microfono dal vocalist, con il nome del coatto di turno. Più è grande e più va esibita. Ecco, quindi, gli immancabili scatti con vodka e champagne (la marca deve essere in bella vista), meglio se ripetuti. Il tutto coronato dalla foto dello scontrino finale: dai 500 fino ai 3.000 euro. E vien da chiedersi se questi ostentatori-social, che sembrano usciti da un film di Verdone o De Sica, vadano in discoteca più per dimostrare ai loro follower di potersi permettere quegli scontrini a tre zeri che per la pura voglia di divertirsi e stare in compagnia.
marco.pasqua@ilmessaggero.it
Lunedì 29 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 00:25

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1 di 1 commenti presenti
2018-01-29 13:39:18
Buona la prima ipotesi: oggi il verme parassita dell'esibizionismo web sembra evere compromesso seriamente le funzioni cerebrali di parecchia gente.
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