Roma, a Rebibbia la street art di Moby Dick: arrivano il David e la Pietà di Michelangelo

È stata inaugurata il 30 gennaio l'opera di street art all'interno della Casa di Reclusione di Rebibbia nel quadro del progetto "L'Arte non ha sbarre", partito il 7 dicembre per anticipare la Giornata Mondiale dei Diritti Umani indetta dalle Nazioni Unite con Gianluca Secco, redazione di Lercio e lo street artist Moby Dick.

L’arte non ha sbarre - art has no bar - è un progetto della Biennal MArteLive in collaborazione con le Officine GM di Giulia Morello, con il Patrocinio del Garante dei Detenuti del Lazio, il cui obiettivo è portare l’arte e la cultura nelle carceri sia come intrattenimento che come vera e propria formazione.

L’idea di base è far diventare le carceri non solo degli istituti di pena ma anche degli istituti di cultura, dove si fa e si apprende cultura per migliorarsi, dove le contraddizioni e le energie presenti vengano valorizzate e trasformate in senso costruttivo e propositivo e non solo in senso contenitivo. Il progetto intende unire la valorizzazione della persona allo sviluppo della sua autonomia, coerentemente con la vocazione dell’art. 27 della Costituzione, andando nella direzione di un re/inserimento sociale. Il 7 dicembre si sono esibiti il cantautore Gianluca Secco, Vittorio Lattanzi, Patrizio Smiraglia ed Edmondo Luigi Settembrini del giornale satirico Lercio e lo street artist Moby Dick ha presentato l'idea per un murales in un muro all'interno della Casa di Reclusione sul tema dei diritti umani.


«Ho voluto rappresentare questa opera per far sembrare i muri del carcere tridimensionali, quasi una scultura, per dare l’impressione che quei muri di cemento diventino muri di marmo, e perciò più preziosi - ha spiegato Tarascio, in arte Moby Dick - Ho scelto di rappresentare il David e la Pietà di Michelangelo perchè sono due statue, simbolo dell’arte italiana, che ci invidiano nel mondo per bellezza, genio e impareggiabilità tecnica e artistica. Il David in primo piano sembra guardare di spalle la Pietà. Nella Pietà, oltre al dolore c’è un abbraccio, la cosa più forte come contatto. Come richiamo alla vita dei detenuti e come segno-simbolo che spesso portano sul corpo, il Cristo sulle gambe di Maria riporterà dei tatuaggi, attualizzando quindi il dolore e l’amore allo stesso tempo, ed in modo realistico, il Cristo raffigurato riporterà i tatuaggi dei detenuti. Ogni detenuto che parteciperà all’iniziativa, potrà mostrare il suo e quindi avrà qualcosa di suo che resterà impresso su quella immagine-statua come un ricordo, come un processo antropologico che riporta la memoria di ogni detenuto del carcere. Perciò l’opera, apparentemente identica a quella di Michelangelo, avrà impresso un pensiero, una scritta, un nome che rivive sulla pelle del Cristo così come su di loro».
Gioved├Č 1 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 03-02-2018 16:04

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1 di 1 commenti presenti
2018-02-02 07:44:01
Nun se po vede.
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