ROMA - Giorgio Albertazzi, che incurante dei quaranta gradi di calore, alle tre del pomeriggio, sta provando al Globe di Villa Borghese il Giulio Cesare di Shakespeare (debutto giovedì, regia di Daniele Salvo), giura che «per la stagione 2013-2014, il Teatro delle Arti di via Sicilia sarà bell’e pronto per riaprire i battenti».E rincara: «Lo stabile è di proprietà della Cassa Ragionieri di Roma, disposta a sborsare i milioni necessari al restauro. Assumerò la direzione artistica. Il nuovo teatro sarà anche un centro di formazione per attori e disporrà non solo di sale prove e punti di ristoro, bensì di residence per i frequentatori».
Per il momento, la gloriosa sala in cui hanno lavorato, tra gli altri, Anna Proclemer, Monica Vitti, Giorgio De Lullo, Sergio Tofano, Valentina Cortese, Salvo Randone, Vittorio Gassman, Carmelo Bene e persino Totò, tanto per citare alcuni, è ancora chiusa e disastrata. Non è entrata a far parte del circuito comunale detto Casa dei Teatri, approvato con delibera della Giunta capitolina il 19 giugno scorso (del circuito fanno invece parte, ufficialmente, Quarticciolo, Tor Bella Monaca, Lido, il Centro culturale Elsa Morante, le Scuderie di Villa Pamphilj, il teatro di villa Torlonia e gli spazi confiscati alla mafia di via Barbana, via Boccea e via Ponzio Cominio).
Il Delle Arti, da qualche anno a questa parte, è tuttavia oggetto di grande attenzione. Innumerevoli i progetti e i preaccordi, presentati o soltanto annunciati, per il suo restauro. Attivo fino a metà degli anni Novanta, quando Vittorio Cecchi Gori, che lo aveva preso in gestione, decise di lasciarlo, rimase inutilizzato fino al 2004. Proprio in quell’anno, il 27 gennaio, venne acquisito, assieme al fabbricato di cui fa parte, dall’Associazione Cassa nazionale previdenza ragionieri. In tutto lo stabile, un solo locale è attualmente occupato e ospita la sede di un commissariato della Polizia di Stato. Fino a pochi anni fa, inoltre, il primo e il terzo piano dell’edificio hanno ospitato il Liceo Scientifico Augusto Righi.
Come direttore artistico del Delle Arti, Albertazzi succederà a nomi illustri quali Anton Giulio Bragaglia e Peppino De Filippo. «Il progetto di una stagione che vada di pari passo con la formazione dei giovani attori mi intriga da sempre», dice. «Penso a un progetto complessivo di respiro europeo, così come dovrebbero essere tutti i centri di formazione e produzione oggi». La sala in sé non è molto capiente: duecentocinquanta posti, ma Albertazzi ne vorrebbe quattrocento. Sfrutterà - promette - anche la bellissima acustica del teatro, che in passato ha ospitato rassegne di gran riguardo. Resta famosa “Un’ora di musica”, che vide in palcoscenico, tra gli altri, Alfredo Casella e Arthur Honegger, non solo compositori, ma anche pianista (il primo) e violoncellista (il secondo). Si aggiungano i concerti diretti da ottime bacchette. Citiamo, tra i tanti maestri, Ferdinando Previtali e Gianandrea Gavazzeni.
Fin dal 1937, anno in cui fu inaugurato e cominciò ad essere usato, il Delle Arti si è poi aperto alla pittura. Dopo aver ospitato esposizioni di quadri e di scenografie (ricordiamo, tra le firme, Tamburi, Scialoja, Prampolini e Guttuso), divenne addirittura la sede della Galleria di Roma. Non a caso Albertazzi, interdisciplinare da sempre, afferma di voler riattivare tutti e tre i settori storicamente associati alla sala di via Sicilia: prosa, musica ed arte.