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Giovedì 23 Maggio
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Roma
Sanità, vertice San Raffaele-Regione
L'accordo ora è più vicinoTrattativa fino a tarda sera per salvare le tredici cliniche |


ROMA - Incontro di cinque ore, fino a tarda sera, ieri tra i vertici dell’Assessorato regionale alla Salute e i dirigenti del gruppo San Raffaele, all’indomani della minaccia di chiudere le tredici cliniche del Lazio. Al termine una nota della Regione fa comprendere che l’intesa è possibile: «L'incontro è stata l'occasione per chiarire l'esatta dimensione della questione sollevata dalla struttura sanitaria, che pur non rientrando nelle competenze specifiche della Regione, è stata definita con maggiore precisione ed affrontata dai competenti uffici regionali al fine di supportare il gruppo nel complesso momento che sta attraversando. L'incontro si è concluso con la soddisfazione della azienda». Insomma, malgrado ai dipendenti siano già state inviate le lettere che preannunciano la cessazione dell’attività dell’azienda, l’accordo che eviterà la chiusura appare meno lontano.
Prima del vertice, il direttore medico aziendale del San Raffaele, Natale Santucci, aveva chiarito: «Sì, formalmente le 48 ore stanno per scadere. E lunedì saremmo costretti ad avviare le procedure per iniziare i trasferimenti dei pazienti negli ospedali pubblici perché le nostre tredici case di cura chiuderanno. Ma tutti ci auguriamo che non succeda. Un canale di dialogo è aperto». Per capire cosa sta succedendo bisogna tornare a giovedì. «Tra 48 ore chiudiamo», avevano spiegato i vertici del San Raffaele, sostenendo che la Regione ha bloccato tutti i pagamenti. «Vantiamo crediti per 250 milioni di euro».
La risposta dell’assessorato alla Salute (che fa capo direttamente al presidente della Regione, Renata Polverini) giovedì non aveva aperto spiragli: «Abbiamo già liquidato i crediti certi ed esigibili». La giornata di giovedì era finita molto male, con il gruppo San Raffaele che ribadiva la sua posizione e l’assessorato alla Salute che non escludeva il ricorso alla magistratura «per tutelare l'onorabilità dei propri dirigenti dalle affermazioni gravi e diffamatorie del Gruppo San Raffaele».
Poi, il vertice e la speranza. La preoccupazione per quanto sta succedendo al San Raffaele - con 2.000 dipendenti che rischiano il posto di lavoro e altrettanti pazienti che andrebbero ricollocati in ospedali pubblici di Roma e il Lazio dove già c’è una pesante carenza di posti letto - è arrivata anche in Parlamento. Ieri Antonio Palagiano, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori e disavanzi sanitari, ha spiegato: «Sarebbe paradossale se a pagare le spese di una cattiva gestione della spesa pubblica e dei rapporti ambigui tra sanità pubblica e privata fossero i malati. Un'eventualità che oltre ad acuire un problema occupazionale già grave peserebbe come un macigno in un momento delicato per la sanità regionale. Se non si dovesse trovare un'alternativa alla chiusura delle strutture, monitoreremo la situazione assicurandoci che il trasferimento dei pazienti avvenga in modo da creare meno disagi possibile».
Il responsabile dei reparti di riabilitazione pediatrica, Giorgio Albertini, ha ricordato: «Cominciamo ad avere difficoltà con gli approvvigionamenti, non si può lavorare così, se qualcuno pensa che stiamo facendo ammuina si sbaglia. E pensare che il 50% dei miei pazienti arriva da fuori regione, 2.500-3000 bambini all’anno, abbiamo speso quindici anni per mettere su un simile servizio di eccellenza».  Sabato 11 Agosto 2012 - 11:05 Ultimo aggiornamento: -
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