Roma, violentata a Piazza Vittorio: sos contro il degrado di attori e registi

Rione Esquilino significa l'unico mercato multietnico di Roma, la scuola frequentata da bimbi africani, arabi, cinesi, bangla, le feste di ogni etnia partecipate da tutti, suoni e colori ogni volta diversi. A Piazza Vittorio, palestra di integrazione, a volte il degrado e la mancanza di sicurezza rischiano di mandare tutto all'aria: siringhe a terra, sporcizia, persone ubriache, e la scorsa notte una clochard violentata. Per questo è nata Rete Esquilino vivo, che raccoglie un centinaio di persone tra attori, registi ma anche commercianti e gente comune residenti a piazza Vittorio e mobilitati contro il degrado del rione multietnico nel cuore di Roma. Dentro ci sono Daniela D'Antonio, moglie del regista e premio Oscar Paolo Sorrentino, l'attrice Carlotta Natoli, Francesca Nigro (sorella dell'attore Filippo Nigro). Attraverso diverse chat, i residenti segnalano i problemi e allertano le forze dell'ordine, specie sul fenomeno dello spaccio di droga, o semplicemente organizzano eventi culturali. Punto di ritrovo, è 'Sedutastantè, in mezzo ai giardini della piazza, dove c'è il roseto. La chat, ci tengono a sottolineare, è apartitica e apolitica.

Nessuna ronda, nessuna militarizzazione del territorio, ma solo amore verso un esperimento di integrazione unico al mondo, seppure pieno di contraddizioni. «La nostra protesta è in antitesi rispetto a un vento brutto che soffia in Italia in questo momento. Il nostro è un contrasto al degrado cercando di essere inclusivi - spiega Daniela D'Antonio - È cresciuto il numero di persone che vivono in strada che spesso, ignorate dalle istituzioni vengono assoldate dalla criminalità, diventando loro stesse vittime di traffici e disagio. E a chi cerca di soffiare sul fuoco dell'intolleranza dicendo che i pusher sono stranieri, io rispondo che i consumatori sono italiani». L'attrice Carlotta Natoli definisce piazza Vittorio «un crocevia esistenziale, con la stazione Termini e la mensa della Caritas a due passi. Un esercito di persone alla mercé di un giro criminale. Invece di essere un fiore all'occhiello dell'integrazione qui rischia di diventare una bomba ad orologeria. Chiediamo alle istituzioni di svegliarsi!».

Ecco il perché delle chat: «Le forze dell'ordine - continua Natoli - adesso ci danno retta quando segnaliamo, ad esempio, dei pusher o episodi di criminalità. Prima non avveniva». Di qui l'appello «affinché si raduni un tavolo che veda sedute insieme le istituzioni, il Comune, Ama, Acea e le forze dell'ordine per un progetto che riguardi tutti - spiega Daniela D'Antonio - È necessaria la riqualificazione urbana e commerciale del rione perché se non c'è un tessuto commerciale vivo, il Rione muore. Ad esempio, si potrebbero prevedere sgravi fiscali per le attività magari con tavolini all'aperto, che decidano di aprire sotto i portici». Le fa eco Carlotta Natoli: «Paghiamo le tasse e chiediamo la sicurezza per noi e i nostri figli, chiediamo di attraversare la piazza senza paura, chiediamo di illuminare i giardini e di tenere più pulito il rione».
Marted├Č 13 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 18:21

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1 di 1 commenti presenti
2018-02-14 09:12:29
purtroppo il problema e che le tasse non finiscono per essere spese in quel che serve e che le PERSONE che vengono pagate per dare servizi non lavorano bene o non lavorano proprio... La tendenza dei residenti a autogestirsi per dar sicurezza alle proprie vie, maggior pulizia, decoro appare per me l'unica (anche se non dovrebbe essere cosi) soluzione PRATICA...aspettare "lo stato" non ci porta da nessuna parte. Contemporaneamente e' giusto denunciare inadempienze di chi non lavora come dovrebbe.
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