Roma, negli ospedali arrivano 15 libici vittime dell'isis

di Mauro Evangelisti
Sono arrivati i quindici feriti libici dell'attentato di Zliten che saranno curati negli ospedali romani. Sono stati accolti da una équipe interforze di 14 medici, infermieri specializzati e assistenti di sanità del Policlinico Militare del Celio.
Per l'operazione umanitaria, il ministero della Difesa ha messo a disposizione i propri assetti specialistici ed operativi, coordinati dallo Stato maggiore della Difesa tramite il Comando operativo di vertice interforze.
Il trasporto dei pazienti, dalla città libica di Misurata all'aeroporto di  Ciampino, è stato effettuato con un C-130J della 46/a Brigata aerea dell'Aeronautica militare.
Cinque ospedali della Capitale erano già stati allertati, per dare assistenza a u una parte dei feriti più gravi dell’attentato di giovedì scorso, quando un autocarro è stato fatto esplodere a Zliten, a settanta chilometri da Misurata, in un centro di addestramento della polizia. Una settantina le vittime, numerosi i feriti, anche gravi, ma dall’ospedale della cittadina libica era partito un appello: aiutateci, perché qui non abbiamo né sangue, né medicine. L’attentato era stato rivendicato dallo Stato islamico e si ipotizza che volesse attaccare il processo di unità nazionale frutto dell’accordo tra il governo di Tobruk e quello di Tripoli.

IL VERTICE
Sabato scorso, in forma riservata, si è svolto un incontro tra rappresentanti dei ministeri degli Esteri, dell’Interno, della Salute, della Difesa e della Regione Lazio. E’ stato chiesto uno sforzo agli ospedali romani. La Regione ha assicurato la sua disponibilità, anche se sarà un’operazione non semplice da gestire tanto sul piano logistico e assistenziale, quanto sul piano delle possibili reazioni dell’opinione pubblica.

IL PIANO
C’era anche un piano di massima per la distribuzione dei feriti. Gli ustionati saranno ricoverati all’Ospedale Sant’Eugenio. Qui c’è il Centro grandi ustioni, uno dei più importanti in Italia. Altri due feriti saranno portati all’Ospedale militare del Celio. I restanti saranno distribuiti nei reparti di Chirurgia del San Camillo, del Policlinico Umberto I e al San Giovanni, vale a dire gli ospedali romani più grandi e attrezzati.

I NODI
Si è trattato di una operazione assasi delicata. C’era un problema di sicurezza, in particolare per il trasporto per via aerea dalla Libia. Con l’avanzata dello Stato Islamico e la caotica situazione del paese nordafricano, in cui il processo di unificazione prosegue con difficoltà, organizzare il volo con a bordo i feriti era tutt’altro che semplice. Allo stesso modo, anche a Roma poi la situazione andrà gestita con attenzione. E poi c’è un problema di reazione dell’opinione pubblica. In questi giorni, come per la verità avviene sempre in inverno in coincidenza dei primi effetti del virus influenzale ma anche per croniche difficoltà strutturali, i pronto soccorso romani sono molto affollati, con pazienti nelle barelle in attesa di un ricovero. Non di rado, l’attesa si prolunga per giorni a causa della carenza (o della cattiva gestione) dei posti letto nei reparti. Chi conosce la sanità romana, però, fa anche notare che ogni giorno a Roma si lavora su 5.000 pazienti, dunque il ragionamento è che non saranno i 15 feriti libici ad aggravare il problema.

I RACCONTI
Le testimonianze dall’ospedale di Zliten fin dalle prime ore successive all'attentato erano state drammatiche: «Abbiamo usato tutto ciò che avevamo e che era possibile reperire nelle farmacie della città. Non abbiamo strumenti medici sufficienti per affrontare quanto sta succedendo e non sappiamo a chi rivolgerci per ottenerli. Non abbiamo idea di come cureremo i feriti più gravi e, forse, neanche quelli le cui condizioni appaiono meno preoccupanti».
 
Lunedì 11 Gennaio 2016 - Ultimo aggiornamento: 12-01-2016 09:14

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