Roma, il consigliere municipale FdI al collega Pd: «Sei un mongoloide». Associazione down: «Si scusi»

Nei giorni scorsi, nel corso di una seduta consiliare dedicata al tema del nuovo campo rom nel Municipio XV (Cassia-Flaminia), il consigliere Giuseppe Calendino, di Fratelli d'Italia, durante una discussione, avrebbe apostrofato un altro consigliere, Daniele Torquati con il termine “mongoloide”. A denunciarlo è in un post sulla sua pagina Facebook è lo stesso Torquati. «Quando ho preso la parola - conferma Torquati, capogruppo del Pd nel consiglio municipale - il consigliere ha pronunciato la parola scostandosi dal microfono. Ma la cosa si è sentita distintamente come prova l'estratto audio della seduta». «Non mi sono sentito offeso, perchè non credo che sia un insulto - aggiunge Torquati in un post su Facebook - Non mi sono neanche risentito che non mi abbia chiesto scusa, come avrebbero fatto altri consiglieri al suo posto. Sono semplicemente schifato del fatto che un essere umano, nel 2017 e dopo anni di battaglie per l'inclusione sociale delle persone con disabilità intellettiva, ancora riesca ad usare parole come "mongoloide" per insultare. Un bambino mai cresciuto e poco educato!». «E' stato un momento di stizza - ammette Giuseppe alendino - ma non c'era alcuna intenzione di offendere i disabili. Il collega aveva appena preso la parola e mi aveva offeso dicendo che il mio intervento aveva fatto perdere tempo ai consiglieri. Comunque la mia impressione è stata infelice. Me ne scuso. E' stato un errore».

L'episodio è arrivato a conoscenza della Aipd (Associazione italiana persone down). «Chiediamo come associazione le scuse immediate da parte del consigliere Calendino ed una presa di posizione da parte dei vertici municipali su quanto accaduto», dichiara il presidente dell’Aipd Roma Catello Vitiello. «Le parole usate – prosegue - sono un’offesa per tutte quelle persone con la sindrome di Down e le loro famiglie che lottano ogni giorno per far comprendere che la sindrome di Down è solo una condizione genetica che rende le persone speciali ma non per questo degne di disprezzo. In questi anni tanto abbiamo lavorato, anche insieme alle istituzioni, per combattere l’ignoranza e l’emarginazione e per dimostrare che seppur con uno sforzo in più le persone con sindrome di down riescono a praticare sport, lavorare, svolgere attività al pari degli altri. Sentire utilizzare ancora il termine “mongoloide” in senso dispregiativo è per noi un duro colpo ed un tuffo indietro in un passato che non vorremmo più rivivere».
Giovedì 13 Aprile 2017 - Ultimo aggiornamento: 13:58

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1 di 1 commenti presenti
2017-04-13 16:26:15
Cafone come pochi,chi ne è affetto non se lo è mica cercato.
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